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Zaia e la ricerca dell’autonomia dimenticata

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MATTEO SALVINI LUCA ZAIA

Mario Draghi riceve l’incarico di cercare una maggioranza da parte del presidente della Repubblica Mattarella, e subito Luca Zaia lancia la stoccata a Salvini: “La Lega non chiede posti: io chiederei l’autonomia”. Perché il nuovo scenario acuisce la differenza di visione tra la via Bellerio sovranista di Matteo e l’ala istituzional-europeista del Governatore del Veneto e di Giancarlo Giorgetti.

L’incarico affidato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ex presidente della BCE Mario Draghi, tutto si può definire, meno che un colpo di scena. Uomo delle banche e di Bruxelles, Draghi può contare da tempo su tutto un sostegno trasversale all’interno dei partiti. Il cosiddetto “partito di Draghi”. Ovvero ciò che Giuseppe Conte ha sempre sognato, senza però avere la caratura necessaria per poterlo ottenere. Partito Democratico, Forza Italia, addirittura segmenti dello stesso M5S: il supporto al banchiere corre per tutto l’emiciclo parlamentare. Ma è nella Lega Nord che questo cambio repentino dello scenario politico ha maggiormente sparigliato le carte. Riaccendendo un confronto che, nonostante le posizioni sideralmente opposte, nessuno ha ancora interesse a trasformare in scontro. Ma che al suo interno ha rapporti di forza, correnti carsiche e lunghe partite a scacchi. La posta in palio? Il posizionamento ideologico del più grande e rappresentativo partito del Nord Italia.

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Zaia: “Il centralismo è Medioevo, l’autonomia è il nostro Rinascimento. Lo dimostrano tutti i più importanti Paesi nel mondo che sono federalisti”

Ed è nella conferenza stampa di oggi giovedì 4 febbraio dalla sede della protezione civile di Marghera che il governatorissimo lancia quello che pare un passaggio innocente, ma dietro cui in realtà c’è un mondo: “La Lega non va a chiedere posti, se al tavolo ci fossi io chiederei subito dell’autonomia”. Il passaggio è davvero malizioso: un’unica frase che di colpo riporta l’asse principale della Lega Nord dal Sovranismo alla mai abbandonata, perlomeno da parte di Zaia, ricerca dell’autonomia dimenticata. D’altronde i sostenitori di Draghi sono gli stessi di Zaia: i grandi gruppi industriali e finanziari del Nord. Ecco perché la figura del Governatore Veneto, e della visione leghista che esso rappresenta, non solo meglio si integra nei comuni intenti con Mario Draghi, ma da questo addirittura trae forza.

“L’autonomia è una vera assunzione di responsabilità e chiunque sia un tecnico non può non riconoscere che i Paesi più avanzati hanno modelli basati su autonomia dei territori”

“Se io la guardo da un punto di vista meramente tecnico – ha spiegato Zaia – l’autonomia è una vera assunzione di responsabilità. Chiunque sia tecnico non può non riconoscere che i Paesi più avanzati hanno modelli basati su autonomia dei territori». La dichiarazione di oggi, solo in apparenza estemporanea, mette nel cassetto il sovranismo riportando al centro le vecchie battaglie autonomistiche. E che sia stata fatta oggi, non è affatto un caso. Perché se a Milano qualcuno si era scordato i vecchi sogni, in riva alla laguna questi sono più vivi che mai.

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