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Secondo i giudici Onichini «sparò per uccidere». Zaia chiede la grazia

Walter Onichini aveva sparato a un ladro che si era introdotto in casa sua per rubargli l’auto. Ora è accusato di tentato omicidio e condannato a 4 anni e 11 mesi.

Continua a far discutere il caso di Walter Onichini. Si tratta del commerciante padovano che nel lontano 2013 ha ucciso un ladro sparandogli dal balcone di casa. Per lui si era esposta la Lega, che aveva provato a chiedere la grazia a Mattarella.

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L’appello di Zaia aveva riscosso molto clamore: «Mi rivolgo al capo dello Stato e chiedo che gli venga concessa la grazia». Per lui si è esposto anche Matteo Salvini, che invece se l’è presa con i magistrati: «Qualche giudice dovrebbe studiarsi la legge sulla legittima difesa che abbiamo fatto approvare». Il leader del Carroccio ha fatto anche visita a Onichini in carcere e annunciato battaglia.

Secondo il legale del malvivente non si trattò di legittima difesa, non era in pericolo

Tuttavia, la battaglia legale sembra lontana dall’essersi conclusa. Nunzia Milite, legale del malvivente contro cui ha sparato il commerciante ha sostenuto che «neppure le nuove norme hanno cambiato la sostanza dei fatti: non sparò per proteggersi».

Dello stesso avviso la Cassazione che ha confermato la condanna inflitta a Onichini a 4 anni e 11 mesi per tentato omicidio. Nella motivazione della sentenza, ora resa pubblica, si scopre che i giudici hanno considerato l’ipotesi della legittima difesa, per poi scartarla: «Non essendosi mai realizzata alcuna condizione oggettiva da cui l’imputato potesse desumere di versare in una situazione di pericolo o che gli consentisse di valutare in diversa maniera quanto stava vedendo».

Per i giudici Walter Onichini è uno sceriffo che vuole fermare i malviventi che si sono introdotti in casa sua per rubare i suoi averi

Secondo i magistrati, Walter Onichini: «Voleva fermare chi gli stava rubando l’auto. E per fermare il ladro lo aveva colpito con più colpi in zone vitali, dunque volendo o la morte della vittima o il grave ferimento». Quella notte, infatti, Elson Ndreca, albanese di 25 anni, entrò attraverso una finestra in casa di Onichini, a Legnago, riuscendo a rubare una borsa e un portafoglio.

Insieme ai complici che lo aspettano nel cortile, decide di rubare anche l’auto. A quel punto il padrone di casa si veglia e spara i due colpi di fucile che feriscono il malvivente. Dopo gli spari, i compici abbandonano Ndreca, mentre Opichini carica il malvivente in macchina e lo abbandona in un fossato a 2 km da casa.

Accusa e difesa vedono ovviamente la faccenda in maniera diversa. Per la difesa Onichini ha cercato di difendere se stesso, la sua famiglia e la sua proprietà. Mentre per l’accusa, ha addirittura osato voler farla pagare a chi si era introdotto nottetempo in casa sua per rubargli soldi e auto.

Le contraddizioni nel racconto di quella sera fanno pendere la bilancia verso il malvivente

Secondo la Corte, l’imputato si è contraddetto troppe volte per poter essere attendibile. Inoltre, mentre la difesa sostiene che Onichini non mirò mai direttamente al criminale, l’accusa asserisce il contrario, e i giudici concordano con questa versione, sostenendo di poter dimostrare «l’intenzionalità della direzione dei colpi, proprio verso parti vitali».

Il primo colpo avrebbe colpito la macchina su cui stava scappando il criminale. Poi questo, uscito correndo e provando invano a scappare, sarebbe stato raggiunto da una successiva scarica di colpi. Secondo gli inquirenti, quindi, Onichini mirò alle spalle di un ladro in fuga. «Senza dubbio i due colpi erano idonei per arma utilizzata, direzione impressa, assenza di condizionamenti visivi e distanza da cui sono stati sparati, a cagionare morte o gravi lesioni» ribadiscono i giudici.

Secondo la ricostruzione di Onichini, ha caricato in macchina il malvivente per portarlo in ospedale, ma questo l’ha minacciato con un cacciavite. L’arma però non è stata trovata e inoltre sembrerebbe che il malvivente sia stato caricato nel bagagliaio, da dove non poteva minacciare. «Il comportamento di Onichini – scrivono i giudici – rende priva di credibilità l’asserita volontà di prestargli soccorso (…) L’imputato non ha mai chiamato le forze dell’ordine (…) non ha mai rivelato dove aveva lasciato Ndreca (…) e gli investigatori hanno vagato per più di 40 minuti senza sapere dove cercare il ferito».

Non fu legittima difesa ma sparò alle spalle di un ladro che scappava, c’era tutta l’intenzione di fermarlo

Sarebbero queste le motivazioni che fanno cadere la legittima difesa. Il commerciante padovano sostiene infatti di essere terrorizzato che i malviventi avessero rapito il suo bambino. Tuttavia a questo i giudici ribattono Onichini non ha prima controllato che il figlio stesse bene e che sparare contro l’auto sarebbe stato controproducente.

Dunque, ricusano con fermezza l’ipotesi della legittima difesa ma anche il fatto che abbia agito in modo colposo, fraintendendo la situazione e si scagliano tutti contro il commerciante, visto come un giustiziere, uno sceriffo che ha voluto farsi giustizia da sè.

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