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Vicenza, patria dei padri editori

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Viaggio nella colta Vicenza, città capace di esprimere personalità eclettiche e raffinate come Rienzo Colla e Neri Pozza: i padri editori berici

In principio fu Pietro Germi. “Signore e Signori” nel 1966 graffiò la provincia veneta per la prima volta. Il film fece il giro del mondo, raccontando una società veneta intrisa di perbenismo ed ipocrisie. Quel ritratto, però, dimenticava Vicenza e la sua straordinaria tradizione culturale. Capace di far nascere all’ombra della Torre Bissara figure straordinarie, interpreti forse irripetibili di epopee editoriali e scorribande culturali. Tanto da poter parlare di “padri editori”. Con buona pace del cliché del veneto provinciale e un po’ sempliciotto. A dispetto delle sue ridotte dimensioni, Vicenza vanta una tra le prime associazione industriali d’ltalia e il primato assoluto nel settore orafo e conciario. Definita per decenni la sagrestia d’ltalia, fino a tangentopoli fu roccaforte della Dc dorotea. Ed espresse una classe dirigente di peso nazionale che ebbe per campione il mite Mariano Rumor. L’oggi, lo si conosce. Basta passeggiare per le contrade del centro, magari all’ombra della Basilica Palladiana, per respirare raffinatezza e risorse. Eccole le signore della borghesia bene che, sino a prima della pandemia, affollavano il mercato in Piazza. Nell’aria, gli umori dell’industria orafa e conciaria.

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“Mi colpì l’immagine di questo insetto che non mangiava, ma si faceva mangiare”

Fortissima, in città, la matrice cattolica, che forni l’humus culturale e sociale necessario a Rienzo Colla, uno dei più straordinari intellettuali del dopoguerra, per fondare la sua originalissima casa editrice. Vicentina, appunto. Colla, scomparso nel 2009, creò nel 1954 “La Locusta”. “Mentre pensavo al nome da dare all’editrice mi capitò di aprire il Vangelo, per trarne ispirazione. Era Matteo, capitolo tre, versetto quattro, dove parla di Giovanni Battista che mangiava locuste e miele selvatico. Mi colpì l’immagine di questo insetto che non mangiava, ma si faceva mangiare”: così spiegava a chi gli chiedeva del perché del nome.

“Una specie di monaco, anzi, di eremita dell’editoria”

La Locusta, con le sue inconfondibili e candide copertine, fu la sirena di tanta parte del pensiero cattolico moderno e modernista, sempre in bilico tra rigori, estremismi ed eresie. In cinquant’anni sempre la medesima linea editoriale. Con Colla che scelse personalmente tutti e 325 i titoli pubblicati. Per chi conosce l’editoria del giorno d’oggi, un vero miracolo. “E’ un intellettuale che da decenni ha fiducia nell’impossibile, pubblicando piccoli grandi libri”. Così Pietro Nonis, letterato, per anni vescovo della Città e altra storica figura vicentina ricordava il più celebre tra i padri editori di Vicenza. Profondo conoscitore delle vicende cittadine, per il vescovo non c’erano dubbi: se si vuole parlare di cultura berica, non si può prescindere da Colla e dalle sue edizioni. “La sua casa editrice” – raccontava con un certo divertimento – “è piccolina come lui, e si chiama come il mordace insetto del deserto: un bell’esempio di self-made laico e al contempo cattolico, che spazia da S. Bernardo sino ad Antonio Fogazzaro. Una specie di monaco, anzi, di eremita dell’editoria, rappresentante di un cattolicesimo non solo libero, ma qualche volta anche liberatorio”.

“Impossibile non ricordare la monumentale opera ‘Storia della Cultura Veneta’, ancora oggi pietra miliare e testo insostituibile”

Solo pochi anni prima, nel 1946, un altro vicentino straordinario aveva intrapreso la sua personale avventura editoriale: Neri Pozza (1912 – 1988), sembrava ricordare i grandi intellettuali rinascimentali, culturalmente onnivori. Narratore, poeta, saggista, scultore e finissimo incisore, nel 1982 venne insignito della laurea honoris causa dall’Università di Venezia. Ma a differenza del Colla, Pozza si trovò spesso in aperta polemica con la sua Vicenza. “Nel campo dell’editoria di livello culturale elevato, la Neri Pozza ha sempre rappresentato la casa editrice veneta per eccellenza“: ne parlava così Luigi Righetti, mitico presidente del gruppo Athesis, società che oggi controlla interamente la storica editrice. “Impossibile non ricordare la monumentale opera ‘Storia della Cultura Veneta’, ancora oggi pietra miliare e testo insostituibile per chiunque voglia fare ricerca sulle nostre origini e le nostre genti, piuttosto che la stessa “Storia di Vicenza”: quello della Neri Pozza è stato un passato costellato da successi. Ecco perché quando il suo fondatore venne a mancare senza lasciare eredi, si decise dì acquisire la casa editrice e di portare avanti l’attività editoriale. Certo, il progetto presentava numerosi rischi, ma si decise di non disperdere questo patrimonio”.

Non solo padri editori, ma anche grandi autori. Basti pensare che la città da sola si contende con la Sicilia il primato nel numero di scrittori maggiormente significativi del ‘900

Scorrendo il catalogo delle pubblicazioni dalla fondazione dell’editrice ad oggi, sono molti i titoli da ricordare: Le poesie nuove di Vincenzo Cardarelli, La bufera di Eugenio Montale, In quel preciso momento di Dino Buzzati, I ragazzo morto e le comete di Goffredo Parise, Il primo libro delle favole di Carlo Emilio Gadda. Gli anni sessanta furono poi per la Neri Pozza gli anni della straordinaria collana “Tradizione americana”. Diretta da Agostino Lombardo, vi fecero parte autori come Hawthorne, Thoreau, Whitman, James, Melville, Emerson. Vicenza ha sempre vissuto una secolare scissione tra potere politico e cultura. Ciò ha fatto si che quest’ultima abbia goduto di uno sviluppo esponenziale: basti pensare che la città da sola si contende con la Sicilia il primato nel numero di scrittori maggiormente significativi del ‘900. E cosi, nell’elegante Vicenza, le signore continuano a fare la spesa in Piazza dei Signori, l’offelleria La Meneghina è sempre lì, dal 1791, pronta ad offrire prelibatezze alla sua facoltosa clientela, e i Monti Berici offrono panorami inaspettati. Ricordando i suoi grandi padri editori.

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