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Ci risiamo: il Veneto quasi in Zona Arancione. Se non si cambiano le regole

Dopo un anno il Veneto è nuovamente ad un passo dalla Zona Arancione. Ma si sta valutando un cambiamento di parametri per superare il sistema delle fasce

Secondo i dati del bollettino della regione di Mercoledì 19 gennaio, il Veneto è ormai quasi in Zona Arancione. Non solo il parametro del numero dei contagiati ogni 100 mila abitanti preoccupa, ma anche quella della terapia intensiva. Ieri è stato superato il dato dell’occupazione dell’area medica; ovvero 30% su 6mila posti letto (1802).

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Anche se i numeri sono questi, ci sarebbe da fare alcune considerazione su un sistema di fasce che ormai comincia a stare stretto e che non è più giustificabile. Fermo restando che il bollettino che fa fede è quello del giovedì sera; che viene poi cristallizzato dal ministro Speranza.

Pochi posti letto in ospedale e in terapia intensiva a separare il Veneto tra Zona Gialla e Zona Arancione

Nella realtà i posti letto sono davvero di pochissimo sopra la soglia; (203 su 200 in terapia intensiva e 1802 su 1800 in ospedale), quindi potrebbero bastare una manciata di dimissioni per mantenere tutta la regione in giallo. Senza contare che le regioni possono, fino all’ultimo, comunicare il numero di posti letto disponibili, quindi aumentando di fatto i posti letto anche a fronte di un aumento dei ricoveri.

Secondo i dati dell’Agenas, l’agenzia nazionale che vigila sui sistemi sanitari regionali, il Veneto aveva un tasso di occupazione del 18% in terapia intensiva e del 26% in area medica. Con una tale confusione è normale che il Veneto chieda, insieme alle altre regioni, una variazione nei criteri che determinano il passaggio di fascia.

Tavolo nazionale per decidere di cambiare le regole. Gli asintomatici in ospedale per altre patologie non si conteggiano più

Si è riunito, a tal proposito, un tavolo tecnico nazionale, guidato dalla direttrice del Dipartimento di prevenzione del Veneto Francesca Russo insieme al presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, il presidente del Css, Franco Locatelli e il direttore della Prevenzione del ministero, Gianni Rezza. L’obiettivo è quello di alleggerire il numero dei contagi “sensibili”, a oggi conteggiati come casi Covid ma che in realtà sono in ospedali per altre patologie, ma conteggiati come Covid in virtù di un test positivo. In pratica quello che veniva denunciato da tempo, e che nei mesi scorsi veniva da molti bollato come l’ennesimo complottismo, trova oggi conferma nella richiesta di modificare i conteggi.

Secondo i criteri, il Veneto potrebbe avere 350 degenti in meno. Inoltre, si dibatte sul fatto di alleggerire il modo di uscire dalla quarantena, soprattutto per gli asintomatici. Serve un vero e proprio chiarimento per affrontare tutte le incongruenze che vengono a galla.

Se si tornasse in Zona Arancione chi non ha il Green Pass non potrebbe nemmeno uscire dal proprio comune

Si sono cominciate a intravedere le prime aperture, come ad esempio l’esclusione degli asintomatici ricoverati per altre patologie. Mentre la riduzione dei giorni di quarantena non è ancora passata. Continua la richiesta delle Regioni di superare il sistema delle fasce, che ormai ha perso completamente il suo senso originario.

Ormai entra in vigore l’introduzione del Green Pass e del Super Green Pass. Infatti, se il Veneto passasse in Zona Arancione, i titolari del Green Pass “rafforzato” potrebbero continuare più o meno in Zona Gialla, mentre chi ha solo il Green Pass “base” non potrebbe neppure uscire dal proprio comune, oltre che aver vietato l’accesso ai centri commerciai nei giorni festivi e prefestivi.

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