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Veneto: saltate centinaia di operazioni. Sempre più problemi per i malati non-covid

Saltano centinaia di operazioni e di visite per i pazienti non-covid a causa dell’aumento dei contagi: i medici sono impegnati solo per il Covid

Persino l’Oncologia risente della Pandemia, centinaia di operazioni per malati non-covid sono state rimandate perché il personale è impegnato interamente nella lotta al covid. Erano 50.251 le operazioni saltate nel 2020 in Veneto (325.342 visite ed esami specialistici e a 187.852 screening oncologici, per un totale di 563.445 prestazioni).

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Alcune di queste operazioni sono state recuperate mentre molte altre no; e in più quelle prenotate per il 2021 sono state rimandate a Causa del dispiegamento di forze per combattere il Covid. Ad oggi si parla di una cifra che va dal 20% al 50% dei pazienti in lista d’attesa. Parliamo di malati che hanno visto rimandarsi operazioni fondamentali per la propria salute, persino i pazienti oncologici.

È la Società italiana di Chirurgia a dare l’allarme. «Posti letto di Chirurgia dimezzati, blocco dei ricoveri in elezione; Terapie intensive riconvertite per i pazienti Covid, infermieri e anestesisti delle sale operatorie trasferiti ai reparti Covid; aggravamento delle patologie tumorali spesso in entrata in ospedale ormai inoperabili e allungamento a dismisura delle liste d’attesa».

Il segretario della Sic Triveneto spiega la situazione critica che ha portato a rimandare le operazioni dei pazienti non-covid

Il segretario della Sic Triveneto e direttore della Chirurgia generale all’ospedale di Venezia, in un’intervista al Corriere del Veneto, cerca di far luce su questa situazione: «La situazione nel Veneto ha cominciato a diventare critica due settimane fa, in ragione del notevole aumento di ricoveri in Terapia intensiva siamo arrivati a un 20%-30% di riduzione dell’attività, con punte del 50% in Oculistica, la prima a essere interessata dal provvedimento, in Ortopedia e in Otorinolaringoiatria. Anche l’Oncologia, sebbene rispettata, subisce ritardi nella rimozione di tumori all’esofago e al colon retto; non ancora alla mammella, però a rischio nel momento in cui si dovranno riconvertire sale operatorie in letti di Terapia intensiva Covid. Come accaduto l’anno scorso». 

«I malati vengono rimandati di una o qualche settimana, che dal punto di vista oncologico non è un problema ma psicologicamente è un dramma. Soprattutto se si tratta di pazienti in follow up oncologico già arrivati in ospedale. A distanza non di sei mesi ma di un anno dall’ultimo controllo, perché prima non sono riusciti a fare la Tac. A quel punto possono essere in metastasi, operabili o meno. Insomma la situazione è molto difficile; gli screening oncologici sono di nuovo in pericolo e nelle Aziende ospedaliere di Verona e Padova diversi letti chirurgici sono occupati da pazienti Covid; come al San Bortolo di Vicenza».

Se un paziente diventa positivo, si deve riprogrammare tutto nel giro di pochi minuti ecco come saltano le operazioni non-covid

Non solo le operazioni “meno importanti” (per quanto possano esserlo) si riprogrammano ma va anche considerato che, nel caso in cui il paziente sia positivo si riprogramma la sala operatoria, magari a pochissimi minuti dalla programmazione. Un’eventualità che è ormai diventata la norma.

Per ovviare a questo problema, la Regione sta pensando di attivare 50 posti di Terapia intensiva in più, in modo da arrivare a 600. Una macchina organizzativa che non è facilissima da gestire. Se poi si considera che si è appena varata una legge per trattenere i risparmi della sanità, sembra ancora più una contraddizione in termini, con le liste di attesa e le operazioni rimandate sempre di più.

Tutto il personale sanitario è impegnato nella lotta contro il Covid e nelle vaccinazioni

Il Dottor Merenda, al Corriere del Veneto, ha ribadito. «Tanti infermieri e medici sono stati dirottati a fare tamponi e vaccinazioni; così come gli oculisti nella prima ondata della pandemia dovevano dedicarsi a preparare tamponi; adesso gli ematologi con una brevissima formazione sono costretti a diventare pneumologi, gli infermieri di sala operatoria passano ai reparti Covid; pur non avendo mai visto un respiratore e i chirurghi alle Terapie semintensive; alle prese con i caschi Cpap per la ventilazione assistita, mai maneggiati prima».

«Insomma, stiamo facendo i salti mortali. Scelte difficili ne facciamo ogni giorno, è il nostro mestiere ma adesso sono esasperate. Ne va di mezzo il rapporto medico-paziente».

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