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Arriva nel Veneto la “great resignation”: il 29% dei posti di lavoro persi sono per dimissioni

Il 29% delle cessazioni lavorative di gennaio è dato da dimissioni volontarie, con un più 19% rispetto ad un anno fa: arriva anche nel Veneto il fenomeno della “great resignation” (grande dimissione). Le analisi dei vari osservatori parlano di congiuntura difficile per il lavoro, ma nessuno che osa fare la domanda: e se fosse colpa (anche) del green pass e degli obblighi vaccinali?

Il mercato del lavoro in Veneto sta cambiando e noi lo stiamo monitorando in maniera precisa e puntuale attraverso le analisi di Veneto Lavoro. Lo scenario di incertezza che abbiamo di fronte con la crisi data dall’aumento dei costi energetici, delle materie prime e il problema degli approvvigionamenti è completata dalla crescita delle dimissioni volontarie, la cosiddetta great resignation, fenomeno globale che registriamo anche in Veneto. Il 29% delle cessazioni di gennaio è dato da dimissioni volontarie, con un più 19% rispetto ad un anno fa. Sono numeri su cui riflettere a fondo per porre in essere le misure più adeguate a sostegno dei lavoratori e dell’occupazione.

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Sarebbe curioso andare ad analizzare i dati in relazione all’età, per capire quanto di questo effetto sia stato provocato dal Green pass e dall’obbligo vaccinale per gli over 50.

Il 2022 si è aperto nel Veneto con una crescita dei posti di lavoro a tempo indeterminato

In generale, il quadro economico internazionale caratterizzato dalla crisi energetica europea e l’impennata inflazionistica con il rischio bellico in Ucraina gettano qualche ombra sulle previsioni occupazionali per il 2022, dopo che il 2021 si era chiuso in Veneto con un aumento di quasi 40 mila posti di lavoro e una crescita stimata del Pil pari al +6,9%.

Il 2022 si è aperto nella nostra regione con una crescita dei posti a tempo indeterminato, che a gennaio hanno fatto registrare un saldo positivo per 6.200 posizioni lavorative in più e un aumento delle assunzioni pari al più 3% rispetto al 2020 e a più 58% su gennaio di un anno fa. I saldi mensili sono positivi in tutti i comparti industriali e negativi in agricoltura e in buona parte del terziario.

Il buon andamento dei contratti a tempo indeterminato non consente in ogni caso di compensare i cali registrati per il lavoro a termine e l’apprendistato

La ripresa della domanda di lavoro si concentra nei settori che un anno fa avevano risentito maggiormente delle restrizioni, a partire dal turismo, anche se rispetto al periodo pre-pandemico le difficoltà di reclutamento permangono. Nell’industria le assunzioni crescono sia rispetto ad un anno fa, quando il mercato del lavoro risultava ancora ingessato dall’impossibilità di licenziamento, ma anche rispetto al 2020, con un +10% nel complesso del manifatturiero e +24% nel metalmeccanico.

Il buon andamento dei contratti a tempo indeterminato non consente in ogni caso di compensare i cali registrati per il lavoro a termine e l’apprendistato, che determinano nel complesso del lavoro dipendente un saldo mensile lievemente negativo (-2.100 posti di lavoro) e una diminuzione delle assunzioni del 2% rispetto al 2020.

Le cessazioni per volontà del lavoratore costituiscano nel mese di gennaio il 29% del totale delle cessazioni, con un aumento del 19% rispetto al 2020

Rispetto al tema delle “grandi dimissioni”, o great resignation, la Bussola di Veneto Lavoro evidenzia come le cessazioni per volontà del lavoratore costituiscano nel mese di gennaio il 29% del totale delle cessazioni, con un aumento del 19% rispetto al 2020. Il fenomeno va monitorato attentamente. Potrebbe essere effetto concomitante di più fattori: ritardate dimissioni durante il periodo di blocco dei licenziamenti, qualche incentivo all’abbandono da parte di imprese in difficoltà e la possibilità da parte dei lavoratori dimissionari di trovare migliori condizioni di impiego altrove, in un mercato del lavoro che negli ultimi mesi ha ritrovato una buona dinamicità.

I licenziamenti economici e individuali sono quasi raddoppiati rispetto a gennaio 2021, quando ancora vigeva il blocco, ma restano su valori inferiori rispetto al periodo pre-Covid di gennaio 2020 (-23%), a conferma che il venir meno del divieto di licenziamento non ha prodotto i temuti scossoni. In calo la disoccupazione (-17%). Un andamento che se in parte può essere attribuito ad un effetto scoraggiamento e al passaggio verso l’inattività, appare anche collegato positivamente alla ripresa economica, soprattutto in riferimento ad alcuni territori e settori.

La redazione

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