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Green Pass, il mondo del calcio veneto si ribella: “Basta discriminare bambini di 12 anni”

Una cinquantina di squadre di calcio del Veneto contesta l’obbligo del super green pass dai 12 anni e scrive al Governo con il supporto del presidente regionale della Lega Nazionale Dilettanti – FIGC: “Ci viene chiesto di rispettare un decreto che rispecchia una reale divisione sociale nei confronti di bambini di12 anni”

Una dura lettera di protesta per difendere i diritti dei più giovani, oggi calpestati a causa dell’introduzione del Super Green Pass dai 12 anni in su per chi intende continuare a praticare le attività sportive agonistiche. Monta la protesta nel mondo dello sport. La presa di posizione è del calcio veneto, attraverso una lettera appoggiata dal presidente regionale della Lega Nazionale Dilettanti – FIGC, Giuseppe Ruzza.

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“Questa volta basta lo gridiamo Noi. Basta verso le regole che discriminano i ragazzi! Basta, con questi protocolli incomprensibili che spaventano, disorientano e isolano tanti nostri ragazzi nel praticare sport! E’ un nostro dovere etico e morale, come società sportive, tutelare i minori, anche di fronte a leggi o decisioni inique imposte dall’alto: dallo Stato e o dalle Federazioni Sportive”.

Inizia così la lettera appello consegnata al Commissario della Lega Dilettanti Giancarlo Abete, per cui Russo si è fatto tramite, e sottoscritta da oltre 50 società di calcio dilettantistiche del Veneto.

Le società si ribellano all’obbligo vaccinale per poter fare sport di squadra imposto dai 12 anni in su. Il mondo del calcio alza la voce.

“Abbiamo sulle spalle un duro compito arduo” spiega la lettera appello. “Non solo quello di insegnare uno sport (il calcio nel nostro caso) ma essere, prima di tutto, educatori. E un educatore, come un buon insegnante, si batte per l’integrazione non per la discriminazione. Lo Sport deve sempre unire e mai dividere. Stavolta ci viene chiesto di rispettare un decreto che rispecchia una reale divisione sociale nei confronti di bambini dai 12 anni in su. E non parliamo di ambienti chiusi o stretti come potrebbero essere gli spogliatoi, ma di un campo da calcio all’aperto”.

“Un decreto – prosegue la lettera delle società calcistiche del Veneto al Governo – che, invece di aiutarci, ci impone di dividere in modo diseducativo e pericoloso. Si mette in gioco la crescita di tutti; dai ragazzi a noi adulti. Come società sportive ci siamo poste, dalla nostra nascita, il compito di educare alla coesione, di unire e non dividere, di integrare e non creare differenze. Si! Parliamo di noi, noi che negli ultimi anni, siamo stati chiamati a farci carico di responsabilità delegate da altri enti, senza se e senza ma, senza poter replicare, senza far sentire la nostra voce”.

“È giunto il momento di dire basta! Forse il nostro appello cadrà nel vuoto ma non potevamo stare zitti e buoni guardando quanto accade intorno a noi e quanto, soprattutto, ci viene richiesto di attuare contravvenendo ai nostri stessi principi morali. A chi lo chiedono? A noi. Noi che oltre allo sport, fatto di volontariato, offriamo sociale, inclusione, benessere fisico e psicologico. A noi che siamo sempre stati, nel nostro settore, in prima linea a batterci per regalare un sorriso a dei ragazzi con tutte le precauzioni sanitarie possibili e protocolli ministeriali”.

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