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L’Europa valuta lo Sputnik, il vaccino russo che anche il Veneto voleva

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La pandemia costringe l’Europa a mettere da parte le antipatie geopolitiche e a valutare il vaccino russo Sputnik. A cui anche il Veneto sarebbe stato interessato

L’EMA, l’Agenzia europea del farmaco, rende noto attraverso una comunicazione ufficiale di aver avviato la valutazione del vaccino russo Sputnik V. Anzi, di più: l’ente europeo ha addirittura attivato la procedura della “rolling review”. Ovvero uno strumento normativo utilizzato per accelerare la valutazione di un farmaco durante un’emergenza di salute pubblica, che prevede l’analisi immediata di ogni tipo di dato raccolto dai vari laboratori. La valutazione dovrà verificare se lo Sputnik V effettivamente inneschi la produzione degli anticorpi necessari all’immunizzazione. Un vaccino che anche il Veneto avrebbe voluto.

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“Faccio un appello – aveva dichiarato Zaia – prendiamo atto che ci sono altri vaccini, quello cinese e lo Sputnik”

Il vaccino Sputnik russo era balzato alle cronache qui nel Veneto. Era la fase delle rocambolesche trattative di qualche settimana fa, intavolate dalla Regione per assicurarsi dosi extra di vaccino sui mercati paralleli. Trattative poi naufragate, ma che aveva visto vari intermediari proporre al direttore generale della Sanità veneta Luciano Flor proprio il vaccino russo. A cui il governatore Luca Zaia sarebbe stato più che interessato. Ma appunto mancavano gli studi e le autorizzazioni dell’EMA. Motivo per cui lo Sputnik non è stato incluso nella strategia vaccinale europea, a cui l’Italia aderisce. “Faccio un appello – aveva dichiarato Zaia -prendiamo atto che ci sono altri vaccini, quello cinese e lo Sputnik. Qualcuno vada a vedere se vanno bene. Non vorrei che fosse una questione ideologica. Sono convinto che debbano essere valutati perché anche loro hanno fatto un gran lavoro”.

A produrre lo Sputnik, non un’industria privata come avverrebbe in occidente, ma il Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica, l’Istituto Gamaleja

Al netto dei contrasti geopolitici che nulla dovrebbero c’entrare, per funzionare, lo Sputnik parebbe proprio farlo. Tanto che già 40 paesi lo starebbero utilizzando. Qui in Italia ad esempio San Marino lo impiega già regolarmente. A produrlo, non un’industria privata come avverrebbe in occidente, ma il Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica, l’Istituto Gamaleja. Grazie a cui negli anni ’50 fu ad esempio sconfitta la polio. Nel frattempo anche il Lazio chiede al governo di valutare la produzione del vaccino Sputnik V. Offrendo addirittura di produrre il vaccino russo nei propri bioreattori. Mentre è di oggi la notizia che l’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l’Istituto Gamaleya hanno iniziato sperimentazioni congiunte sul vaccino russo. Anche qui in Italia si allarga quindi il fronte dei favorevoli, oltre al Veneto, al vaccino russo Sputnik.

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