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Sciopero in tutto il Veneto contro Amazon: “Non rispetta i contratti”

A Verona, Padova e Rovigo i lavoratori della filiera Amazon incrociano le braccia. I dipendenti del Veneto e di tutta Italia chiedono al colosso americano – con questo primo sciopero nazionale – di rispettare le regole italiane. E sorge spontanea la domanda: ma le autorità che fanno?

Esplode anche nel Veneto la protesta dei lavoratori Amazon. A Verona, Padova e Rovigo – ovvero dove la multinazionale ha i suoi centri principali qui in regione – i lavoratori hanno incrociato le braccia. Questo per denunciare l’oramai sempre più frequente vizio delle multinazionali, e di Amazon in particolare, di andare in deroga a diritti che qui in Italia sono acquisiti, se non vere e proprie leggi. Coinvolti nello sciopero qui nel Veneto, e in tutta Italia, non solo i magazzinieri dei centri di smistamento, ma l’intera filiera. Autotrasportatori compresi.

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Filt Cgl, Fit Cisl, Uiltrasporti e Assoespressi, annunciano infatti che la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon, “si è interrotta bruscamente a causa dell’indisponibilità dell’associazione datoriale ad affrontare positivamente le tematiche poste dal sindacato”. Numerosi i punti rivendicati dalle organizzazioni di rappresentanza. Dalla verifica dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti nella filiera, al corretto inquadramento professionale del personale. Dalla riduzione dell’orario di lavoro dei driver all’indennità Covid per operatività in costanza di pandemia.

“Amazon manifesta, col suo comportamento inaccettabile, l’indisponibilità cronica ad un confronto con le rappresentanze dei lavoratori. In spregio alle regole previste dal CCNL”

Quello di oggi, 22 marzo, è il primo sciopero nazionale della filiera dei lavoratori Amazon. Coinvolto tutto il personale dipendente di Amazon Logistica Italia cui è applicato il contratto nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, Amazon Transport Italia e di tutte le società di fornitura di servizi di logistica, movimentazione e distribuzione delle merci che operano per Amazon Logistica ed Amazon Transport. “Il colosso di Seattle deve prendere atto, suo malgrado – affermano le tre sigle – che il sindacato fa parte della storia e del percorso costituente del nostro paese e con questo deve confrontarsi, in Italia. Amazon manifesta, col suo comportamento inaccettabile, l’indisponibilità cronica ad un confronto con le rappresentanze dei lavoratori in spregio alle regole previste dal CCNL e ad un sistema di corrette relazioni sindacali”.

Ovviamente sorge spontanea la domanda: ma le autorità perché non intervengono per far rispettare le regole del nostro Paese?

“I driver che consegnano materialmente la merce – scrivono Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt – arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanale. Molto spesso per l’intero mese, inseguendo le indicazioni di un algoritmo che non conosce né le norme di regolazione dei tempi di vita e di lavoro né tantomeno quelli del traffico delle nostre città. Si toccano punte di 180, 200 pacchi consegnati al giorno. Dentro i magazzini nessuna verifica dei turni di lavoro, nemmeno nei magazzini di smistamento. Nessuna contrattazione, nessun confronto con le organizzazioni di rappresentanza sui ritmi di lavoro imposti e per il riconoscimento dei diritti sindacali. Nessuna clausola sociale né continuità occupazionale, per i driver, in caso di cambio fornitore. Niente indennità contrattata per covid-19”.

Sciopera quindi un esercito di 9.500 addetti al magazzino e 15 mila driver. I sindacati rivolgono a tutti quanti un appello in relazione allo sciopero: “Rispettatelo, non comprate per 24 ore”. Ovviamente sorge spontanea la domanda: ma le autorità perché non intervengono per far rispettare le regole del nostro Paese?

La redazione

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