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Rovigo prepara la stagione 2022 con lo sciamanico Kandinskij e con il Leone del Nilo

Kandinsky: Jaune_Rouge_Bleu, olio su tela

Si partirà, in primavera, con una originale e qualificata monografica dedicata a Wasiliy Kandinskij al Roverella (dal 26 febbraio al 26 giugno) e, al Roncale (dal 12 marzo al 26 giugno), il racconto della singolare vicenda di “Giovanni Miani. Il leone bianco del Nilo”, nei 150 anni dalla morte di questa avventuroso Indiana Jones dell’Ottocento di Rovigo

Rovigo annuncia il tris di grandi eventi che attendono il pubblico in Palazzo Roverella e in Palazzo Roncale. Il primo appuntamento, in primavera, è con una originale e qualificata monografica dedicata a Wasiliy Kandinskij: al Roverella, dal 26 febbraio al 26 giugno. Subito dopo, al Roncale (dal 12 marzo al 26 giugno), ad essere proposto è il racconto della singolare, avvincente vicenda di “Giovanni Miani. Il leone bianco del Nilo”.

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Il Kandinskij di Rovigo è il più leggero e giocoso degli ultimi suoi anni in Francia

Ad aprire la stagione espositiva rodigina 2022 sarà quindi l’artista che è passato alla storia universale dell’arte come l’inventore dell’astrattismo: Vasilij Kandinskij (Mosca, 1866 – Neuilly-sur-Seine, Parigi, 1944). Paolo Bolpagni e Evgenia Petrova hanno scelto di presentare l’artista nell’intera sua storia, da quando abbandona la Russia per studiare pittura a Monaco di Baviera, poi il suo approdo a Marnau, sempre in Baviera, e la scoperta dello “spettacolo spirituale dell’arte”, quindi gli anni del “Cavaliere azzurro”, la conquista dell’astrattismo, il ritorno in Russa e quello a Weimar, docente al Bauhaus e artista che accorda ai simboli e ai colori il suo messaggio, anche spirituale. Quindi il Kandinskij più leggero e giocoso degli ultimi suoi anni in Francia.

“Dopo numerose mostre dedicate a Vasilij Kandinskij – sottolineano i curatori di Rovigo – sempre più mirate a porne in risalto singoli aspetti o ad offrire chiavi di lettura volutamente parziali, l’obiettivo di questo progetto è di aiutare a cogliere l’arco unitario del percorso dell’artista, individuandone le costanti che, dai primi anni del Novecento sino alla fine, innervano il suo modo personalissimo di dipingere: la ricerca di un’autenticità interiore, la volontà di creare un mondo visivo nuovo e libero, il riferimento alla musica, l’irrazionalismo spiritualistico e il legame con l’arte popolare russa e soprattutto con le espressioni creative “sciamaniche” dei popoli della Siberia, le cui tracce agiscono alla stregua di un fil rouge che appare, scompare e riaffiora. Mostrando il graduale passaggio dalla figurazione all’astrazione: la chiave di volta di una delle rivoluzioni più radicali della pittura della prima metà del XX secolo”.

L’affascinante appuntamento primaverile di Palazzo Roncale è invece con “Giovanni Miani. Il leone bianco del Nilo”

L’affascinante appuntamento primaverile di Palazzo Roncale è invece con “Giovanni Miani. Il leone bianco del Nilo”, a cura di Mauro Varotto. Per la prima volta ad essere soggetto di una mostra il rodigino Giovanni Miani, un Indiana Jones dell’Ottocento, l’uomo che dedicò la sua vita alla scoperta delle sorgenti del Nilo. L’esposizione cade nel 150° anniversario dalla sua morte, avvenuta nel novembre del 1872 a Nangazisi, nell’attuale territorio del Congo.

“Tra storia, geografia ed etnografia, la mostra intende raccontare la vicenda di questo personaggio irrequieto e fuori dagli schemi, di indomito coraggio e volontà ferrea, amante del rischio e dell’avventura, sfortunato inseguitore di grandi ideali come occasione di riscatto sociale”, anticipa il curatore.

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