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La rettrice dell’Università Ca’ Foscari: «Sbagliato tagliare i ponti con la Russia»

La rettrice dell’Università Ca’ Foscari di Venezia parla di «dialogo tra i popoli e reciproca conoscenza» come armi per combattere la guerra in Russia

«Sbagliato tagliare i ponti con la Russia»: a sostenere questa tesi è la rettrice dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, conscia di come la chiusura e la censura che sta attraversando in questo momento l’Italia non sia altro che controproducente per comprendere la guerra in atto.

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«La cultura, il dialogo tra i popoli, la reciproca conoscenza sono le uniche armi da utilizzare. Ca’ Foscari promuove e coltiva da sempre questi valori nel segno della pace e della democrazia». Si parte da una mozione in cui il Senato Accademico di Ca’ Foscari ha condannato l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Il Corriere del Veneto ha riportato un’intervista della rettrice Tiziana Lippiello: «un ponte per il futuro»

«Il nostro piano strategico ha come titolo “un ponte per il futuro” e io concordo con chi dice che non bisogna tagliare del tutto i ponti. Abbiamo chiesto a tutti i nostri studenti di rientrare in Italia, come indicato dalla Farnesina. Ma l’abbiamo fatto per tutelare gli studenti, non per una chiusura dei rapporti con le università russe, decisione che andrebbe assunta tutti assieme, anche in accordo con il ministero. Le relazioni in questo momento sono de facto sospese, perché non possiamo mandare gli studenti, ma non vanno interrotte. Per questo venerdì ci siamo confrontati tra i rettori delle 10 università della rete Eutopia».

Interrogata su quale sia il clima che si respira all’estero, la rettrice Tiziana Lippiello risponde. «Le sensibilità sono diverse. Per esempio c’è chi è per la linea dura: sospensione delle relazioni con le università russe e invio degli studenti in altri paesi di lingua russa. Altri stanno in mezzo, convinti che non si possa assumere un atteggiamento categorico su studenti e personale ricercatore, mentre per esempio i romeni hanno ora un’emergenza diversa: accogliere gli studenti ucraini in fuga, come tra poco faremo anche noi, su richiesta del ministero. Non è facile prendere decisioni in questo momento, per questo dobbiamo ascoltare tutti».

Le polemiche sull’onorificenza consegnata a Vladimir Medinskij, capo della delegazione russa in Ucraina

Nel 2014 Vladimir Medinskij, capo della delegazione russa in Ucraina è stato insignito di un’onorificenza dall’università. La rettrice ha spiegato che, in questi giorni, si sta riunendo una commissione per metterla in discussione ed, eventualmente, toglierla al ministro russo.

La rettrice spiega anche come la sua preoccupazione principale, al momento, sia la sicurezza degli studenti che si trovano nelle zone di guerra. «Ora in Russia abbiamo 25 studenti, mentre in Ucraina c’è solo una ricercatrice. Poi abbiamo contattato anche gli ucraini iscritti da noi».

Studenti in fuga dall’Ucraina e studenti provenienti dalla Russia: la difficile situazione che deve affrontare la rettrice

Ci sono ben 12 studenti russi che al momento studiano a Venezia. Appartengono al «cosiddetto “foundation year”, un anno di transizione dopo il liceo, e qualche altro studente e docente. Bisogna avere attenzione anche verso di loro, non discriminarli. Stanno vivendo una lacerazione: ho incontrato nei giorni scorsi una docente, che si è messa a piangere: “che cosa vado a raccontare ai miei studenti?”».

Mentre gli studenti ucraini «complessivamente sono 74, ma 53 hanno un titolo di studio italiano, quindi risiedono già qui da tempo con la famiglia. Degli altri 21, alcuni li vedrò già in questi giorni per capire in che situazione siano. Vogliamo aiutarli e per questo ho contattato la Fondazione Bellisario, che si è resa disponibile anche per alloggio e assistenza. Ma ci sono anche problemi molto concreti, come per esempio il bancomat bloccato».

L’importanza del dialogo e dell’approfondimento critico sulla Guerra in Ucraina

Sul creare importanti occasioni di dialogo e approfondimento la rettrice risponde. «Alcuni docenti l’hanno già fatto per conto loro, ma sarebbe bello un dibattito pubblico più ampio. Mi ha detto un collega rettore milanese che da loro è stato molto interessante. Poi tanti docenti si sono mossi autonomamente per raccogliere aiuti. Uno di loro, che è membro dell’Avis, sta anche raccogliendo della sacche di sangue».

Ma la cosa più importante di tutte è dare agli studenti universitari la possibilità di informarsi e formarci criticamente, senza pregiudizi o faziosità. La rettrice ribadisce la competenza dei suoi insegnanti. «Dobbiamo dare una lettura critica della storia» chiude Tiziana Lippiello.

(fonte: Corriere del Veneto)

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