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Schiaffo dell’UE al Veneto: la Croazia deposita la richiesta di registrazione del suo “Prosek”

Photo: Dusko Jaramaz/PIXSELL

La decisione della Commissione europea di procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale del croato ‘Prosek’ crea un caso diplomatico tra Italia, Croazie e UE. Furibondo il governatore del Veneto, Luca Zaia: “E’ come se volessero portarci via la Ferrari”

Il Prosek croato al centro di un caso tra Italia, Croazia e Unione Europea. La decisione della Commissione europea di procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale ‘Prosek’ agita infatti l’Italia, vista la somiglianza tra i nomi Prosek e Prosecco che potrebbe trarre in inganno i consumatori e danneggiare il vino italiano. Secondo Coldiretti, il via libera Ue al prosek croato “contraddice anche in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea come la star delle bollicine italiane”.

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Per il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni “è inaccettabile un eventuale utilizzo della dicitura Prosek da parte della Croazia”. “Io stessa, in qualità di sottosegretario con delega all’Unesco, avevo scritto una lettera mesi fa indirizzata al commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Wojciechowski, spiegando che l’iscrizione delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista del Patrimonio Mondiale sancisce, con forza, l’assoluta identità culturale tra la denominazione prosecco e il suo territorio. A nulla valgono le rassicurazioni della Commissione- continua Borgonzoni- secondo cui il ‘prosek croato’ non avrebbe nulla in comune con il nostro Prosecco. Il rischio di confusione, contraffazione è alto. Scriverò una nota alla direttrice generale Unesco per spiegare la gravità della possibile scelta. Sarebbe come riconoscere un altro sito archeologico nominato Colosseo. Il nostro Prosecco è il frutto di una vocazione naturale e di una cultura produttiva stratificata nei secoli e deve essere preservato e tutelato nella sua totale integrità”.

Secondo Zaia, “il governo deve battere un colpo e forte, e noi siamo pronti, al suo fianco, ad una causa colossale contro questa iniziativa”

Sul punto è intervenuto oggi anche il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, per il quale “il Prosek è una vergogna assoluta”. “Il ministro dovrebbe andare a piantare una tenda davanti alla sede della Ue a Bruxelles per protestare vivacemente”, ha detto il governatore veneto, ricordando “che l’Unesco ha nominato ufficialmente nel 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene patrimonio dell’umanità”. Per questo, secondo Zaia, “il governo deve battere un colpo e forte, e noi siamo pronti, al suo fianco, ad una causa colossale contro questa iniziativa, perché ci stanno scippando un brand importante del nostro Paese, è come che volessero portarci via la Ferrari”.

Anche la Regione Friuli Venezia Giulia, con il vicino Veneto e assieme al Consorzio Prosecco, si dice pronta a dare tutto il supporto tecnico necessario al ministero delle Politiche agricole per costruire il fascicolo di opposizione contro la domanda di riconoscimento del Prosek da parte della Croazia. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia Stefano Zannier ricordando che solo lo Stato membro dell’Unione europea portatore di interesse, in questo caso l’Italia, può opporsi al riconoscimento della denominazione per il vino bianco passito croato.

Anche alla luce di alcune recenti sentenze della Corte di giustizia europea, la denominazione Prosecco deve essere tutelata da possibili assonanze con quella Prosek

“Nella stesura del dossier non verrà tralasciata la vicenda Tokaji che, anzi, sarà usata come argomentazione al contrario in difesa del Prosecco. La vicenda ha infatti caratteristiche simili, posto che allora l’Unione europea privilegiò il valore della denominazione rispetto a quello della storicità del vitigno per ammettere il riconoscimento del Tokaji ungherese a scapito del Tocai friulano – prosegue la Regione – Per l’assessore la linea del ‘due pesi e due misure’ è inammissibile. Anche alla luce di alcune recenti sentenze della Corte di giustizia europea, la denominazione deve essere tutelata da possibili assonanze, il che rende incomprensibile e ingiustificato l’accoglimento della domanda di riconoscimento avanzata dalla Croazia”.

“Secondo l’assessore anche la tipologia del vino conta poco: il Tokaji ungherese, essendo un vino dolce, non aveva nulla a che fare con il Tocai friulano, ma ciò non fu sufficiente a tutelare la denominazione di quest’ultimo – osserva la Regione – allo stesso modo il fatto che il Prosek sia un vino bianco passito, non diminuisce l’entità del danno in cui può incorrere il Prosecco italiano”.

Friuli Venezia Giulia e Veneto chiederanno la sottoscrizione di un documento unitario a difesa delle denominazioni italiane dall’abuso di utilizzo di etichette ‘Italian sounding’

“Giovedì in sede di Commissione politiche agricole (Cpa) della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Friuli Venezia Giulia e Veneto chiederanno la sottoscrizione di un documento unitario a difesa delle denominazioni italiane dall’abuso di utilizzo di etichette ‘Italian sounding’ – conclude – L’assessore conferma infine che l’interlocuzione politica è strettissima a tutti i livelli e si sta facendo pressione in ogni sede europea per difendere la posizione italiana con assoluta trasversalità da parte di tutti gli schieramenti”. (Fonte: ADN Kronos)

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