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300 profughi ucraini in arrivo in Veneto: prefetture in allerta

Sono in arrivo 300 profughi ucraini in Veneto. Altri 200 ne arriveranno: sono donne, bambini e anziani che non possono combattere

Sono 300 i profughi ucraini in arrivo in Veneto, e altri 200 sono in viaggio. Al momento possono varcare il confine solo donne, bambini e anziani cioè tutti coloro che non sono impegnati nel servizio militare.

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Questi numeri sono stati raccolti dai sette prefetti, che si sono riuniti martedì mattina, per poter programmare l’accoglienza sul territorio regionale. C’è da dire, però, che molti profughi sono arrivati autonomamente, raggiungendo amici e familiari. I dati numerici potrebbero quindi essere differenti.

Molti profughi ucraini preferiscono raggiungere amici o parenti autonomamente, non rientrando nei dati del sistema

Si sa poco dei 200 profughi che sono in viaggio in questo momento. Non se ne conosce nemmeno la destinazione. Al momento una vera e propria mappatura dell’emergenza sembra impossibile. Molti passano soltanto dal nord Italia, per raggiungere amici e parenti in altre regioni.

Il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto, che coordina le operazioni, prova a spiegare la situazione. «Abbiamo fatto il punto della situazione in ogni provincia di posti disponibili e attivabili, la disponibilità c’è e varia di zona in zona. Abbiamo concordato che, al momento, il problema più grosso è quello sanitario, in particolare per le persone che arrivano sul territorio veneto ma non informano della loro presenza e che quindi non possiamo raggiungere. Sappiamo che sono stati censiti arrivi per 130 persone a Treviso, una settantina a Padova, una quindicina a Venezia, e per il resto numeri molto ridotti».

Si sta comunque cercando di attivare un protocollo assistenziale più ampio possibile

Ma non solo, perché come continua sulle colonne del Corriere del Veneto: «per il momento gli spostamenti sono tutti autonomi, con mezzi propri. Ci stiamo coordinando con i sindaci perché mettano a disposizione più posti letto possibile nel caso in cui gli afflussi diventino più importanti. Per ora i territori hanno assorbito bene e spontaneamente gli arrivi, ma se saranno aperti i corridoi umanitari tornerà utile una disponibilità maggiore». 

Certo, bisognerebbe evitare di usare le strutture del sistema sbarchi: «Il nostro sistema di accoglienza si sta occupando anche degli arrivi dalla Libia, ed è una disponibilità di posti che non vogliamo usare. I flussi dall’Africa ancora non sono finiti. Al momento non registriamo criticità nell’accoglienza dei profughi ucraini». Infatti, con molta dignità, cercano di arrangiarsi e di raggiungere persone care, invece di rivolgersi a un sistema statale che non è nemmeno il loro.

Appuntamento, quindi, alla prossima settimana. Si stanno mobilitando Asl e ospedali, ma anche comuni e privati, oppure associazioni. Anche il consolato onorario dell’Ucraina di Padova si sta attivando per cercare delle soluzioni, vengono messi a disposizioni appartamenti, case, stanze, ogni genere di aiuti. Anche di raccolta generi di prima necessità da portare al confine.

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