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Il professore VS i vaccini VS l’università. Ovvero l’affaire Paolo Bellavite

il professor Paolo Bellavite

Paolo Bellavite, per anni Professore di Patologia generale dell’università di Verona, martedì scorso alla trasmissione de La7 “Di Martedì” ha espresso alcuni dubbi sui vaccini. Posizioni critiche, ma chiaramente non assimilabili a quelle “no vax”. Su di lui immediatamente si è scatenata la bagarre. Con addirittura il rettore dell’Università di Verona che si è sentito in obbligo di mandare una mail di presa di distanza. Inviata a tutte le migliaia di studenti dell’Ateneo

Sono bastati alcuni dubbi sui vaccini pronunciati in una trasmissione televisiva, per scatenargli addosso la bufera. Paolo Bellavite, ex professore dell’università di Verona era infatti intervenuto martedì scorso, 4 maggio, alla trasmissione de La7 “Di Martedì”. A domanda diretta del conduttore del programma Giovanni Floris, il professor Bellavite aveva spiegato che le paure dei cittadini nei confronti dei vaccini anti-Covid sarebbero in qualche modo giustificate perché “non abbiamo molte certezze tra la vera relazione tra un beneficio, che è molto evidente ed è quello di avere una certa protezione, e un rischio. La relazione fra rischio e beneficio viene affrontata, a mio parere, in maniera superficiale. E i dati che ci vengono riferiti sull’incidenza degli effetti avversi non sono molto affidabili”.

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E ancora: “Gli italiani che hanno paura dei vaccini hanno ragione in un certo senso. Non abbiamo molte certezze tra la vera relazione tra un beneficio e il rischio. Dobbiamo sapere che siamo in una vera e propria sperimentazione, che finirà nel 2022”. Posizioni che si possono condividere o meno, ma comunque lecite all’interno di un dibattito televisivo. Esternazioni critiche, ma distanti anni luce da quelle dei “no vax”.

Ma la cosa che lascia maggiormente perplessi in questa vicenda, è la decisione presa dal rettore dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini, di inviare una pesantissima mail di dissociazione da Bellavite. Inviandola a tutti gli studenti dell’ateneo

La campagna che gli si è scatenata però contro, dà di che pensare. La stampa, locale e non, per quelle quattro dichiarazioni sui vaccini ha messo in croce il professor Paolo Bellavite. Arrivando, come nel caso del Corriere del Veneto, ad articoli stupefacenti, che si abbandonano a quello che pare addirittura un velato dileggio. Con anonimi redattori che, dall’alto di non si sa bene quale specifica conoscenza, si augurano che il professore trovi il tempo per studiare.

Ma la cosa che lascia maggiormente perplessi in questa vicenda, è la decisione presa dal rettore dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini, di inviare una pesantissima mail di dissociazione da Bellavite. Inviandola a tutti gli studenti dell’ateneo. Non si capisce bene a che titolo un rettore che ascolta una trasmissione, debba avere facoltà di smentire gli intervistati inviando una mail al casellario di tutte le migliaia di iscritti al suo ateneo. Ma questo è quanto è avvenuto.

Le dichiarazioni di Bellavite, ad analizzarle bene, sono in realtà tutt’altro che scioccanti

Le dichiarazioni sui vaccini di Paolo Bellavite, ad analizzarle bene, sono in realtà tutt’altro che scioccanti. Intervistato da Floris infatti, il professore si è limitato a confermare che in Italia la paura di questi vaccini anti-covid effettivamente c’è (la ‘Fondazione Italia in Salute’ in un sondaggio riporta che 15 italiani su 100 hanno abbondanti dubbi sulla vaccinazione). E ad affermare che il rapporto benefici/rischi di questi vaccini creati in fretta e furia è tutt’ora molto confuso, e non viene, secondo Bellavite, tenuto in debito conto considerando che ci troviamo in una fase di sperimentazione che durerà fino al 2022 almeno.

Oltretutto, ha aggiunto Bellavite nella trasmissione, “[…] I dati che ci vengono riferiti per quanto riguarda l’incidenza degli effetti avversi non sono molto affidabili, perchè sono basati quasi tutti sulla cosiddetta sorveglianza passiva”. Ossia, qualora determinati effetti avversi per qualsiasi motivo non vengano segnalati o questa segnalazione non venga presa in carico, non verrà automaticamente tenuto conto di quell’incidenza. Portando per forza di cose ad un’alterazione dei dati poi trasmessi alla popolazione. Viene da chiedersi perché, uno Stato che in pandemia ha fatto del controllo serrato delle vite dei cittadini la propria arma più forte, nel caso delle segnalazioni si limiti ad affidarsi ad un metodo così leggero e relativamente superficiale.

Nocini e l’Ateneo nella mail hanno immediatamente preso le distanze dall’opinione del professore. Affermando che Bellavite non lavora più nell’Università di Verona fin dal pensionamento, arrivato nel 2017. E che i dati riportati in trasmissione non sono supportati da evidenze scientifiche.

La risposta di Bellavite non si è fatta attendere

La risposta di Bellavite non si è fatta attendere. Il professore fa sapere che anche dopo il pensionamento ha continuato a lavorare per l’Università di Verona, in particolar modo è stato referente scientifico di un programma di ricerca negli ultimi quattro anni. Quindi le affermazioni di Nocini e il tentativo di dissociarne la figura dall’ambiente accademico va a perdersi completamente nel vuoto. Per quanto riguarda la validità dei dati riportati? Bellavite rende disponibile a tutti il link del proprio canale telegram (Https://t.me/paolobellavite) dove riporta costantemente documentazioni a supporto e bibliografia di quanto afferma.

Stupiscono le reazioni scomposte a fronte di quanto dichiarato dal professor Paolo Bellavite

Una polemica tutta veronese quindi, ma che ha inevitabilmente un forte eco in tutto il paese. Al di la delle opinioni in merito, resta il fatto che L’Italia è ormai martoriata da un anno dal bombardamento dei mass media. E quindi stupiscono le reazioni scomposte a fronte di quanto dichiarato dal professor Paolo Bellavite. Perlomeno a fronte della gestione della campagna vaccinale da parte del Governo Draghi. Fatta di ritardi nelle consegne a causa delle case farmaceutiche, prezzi pagati esorbitanti rispetto ad altri paesi e, ciliegina sulla torta, la sospensione della somministrazione di AstraZeneca in attesa di approvazione per effetti collaterali mortali. Quando ormai era stato inoculato a migliaia di persone.

Alla luce di tutto ciò, davvero le dichiarazioni di Paolo Bellavite sono impronunciabili?

Di Marco Scarsini

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