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Quando a Padova i Veneti sconfissero i potenti Spartani

L’avventura di Sparta a Padova: quando i Veneti sconfissero l’esercito più famoso del mondo

Gli enormi scudi e gli sgargianti mantelli rossi degli opliti Spartani sono entrati nell’immaginario di tutti grazie a centinaia di film, romanzi, fumetti e serie televisive. La fama della più potente città del Peloponneso risplende ancora come un’icona di forza, onore e disciplinate virtù militari, valori per cui era già ben conosciuta fin dai tempi della sua egemonia nella Grecia antica. Nonostante tutti conoscano a memoria la storia del grande Leonida sono invece in pochi qui in Italia ed addirittura in Veneto ad aver sentito delle vicende che legano i Lacedemoni al nostro territorio. E’ l’avventura di Sparta a Padova: quando i Veneti sconfissero l’esercito più famoso del mondo.

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Attorno al 302 a.C. una flotta Spartana di tutto rispetto faceva capolino nel golfo di Taranto

Le falangi greche non dovevano apparire troppo estranee ai fieri popoli italici che abitavano l’Hesperia fin dalle migrazioni indoeuropee più ancestrali. La nostra penisola soprattutto nell’area meridionale è sempre stata un brulicare di colonizzazioni provenienti dalle vicine sponde elleniche, già da parte degli achei e dei popoli Micenei, basti vedere il mito di Diomede, eroe acheo che sopravvissuto alla guerra di Troia diviene una figura di “civilizzazione” in molte città adriatiche tra cui Ancona.

Non dobbiamo quindi sorprenderci se attorno al 302 a.C. una flotta Spartana di tutto rispetto faceva capolino nel golfo di Taranto per portare rinforzo alla polis pugliese contro gli attacchi di Romani e Lucani.

E come un muro dovettero appunto apparire alle legioni romane del console Marco Emilio Paolo

Maestosi ed abituati alla vittoria, quei cinquemila Spartani erano guidati da Cleonimo, principe di Sparta in cerca di gloria esautorato dalla successione al trono in patria in favore di un nipote. Un esercito formalmente composto da “mercenari” ma di cui ben si riconosceva la disciplina e l’addestramento della ‘città senza mura’. E come un muro dovettero appunto apparire alle legioni romane del console Marco Emilio Paolo che nei pressi di Turi, nel Salento, riuscì tuttavia a sconfiggerli.

Dopo altri lunghi mesi di guerra con i romani Cleonimo decide di riprendere il largo, ormai stanco dell’avventura tarantina e forse spinto dagli stessi alleati pugliesi stanchi della sua ingerenza nelle politiche interne della città. Tito Livio e Diodoro Siculo ci raccontano di come la sua flotta, forse spinta dalla brama di saccheggio o forse semplicemente sviata da una tempesta si ritrovi ben presto nel nord dell’Adriatico, affacciata al litora Venetorum.

Risalito il Brenta Cleonimo conduce i propri opliti spartani nei pressi di Padova

Risalito il Brenta con una parte della propria flotta (non tutte le navi erano in grado di inserirsi in una rotta fluviale) Cleonimo conduce i propri opliti spartani nei pressi della regione Patavina facendo razzia di villaggi agricoli per poi spingersi verso l’entroterra marciando sul capoluogo. Gli spartani erano arrivati a Padova. I Veneti, abituati alla continua minaccia dei Galli, vennero subito chiamati alle armi ed in tempi brevissimi i mantelli rossi dei Greci si trovarono a dover fronteggiare il muro di scudi della juventus Patavina. In realtà l’armata Veneta era composta con ogni probabilità da uomini di tutta l’area del Veneto centrale, dai monti berici alle popolazioni più a Nord del Brenta.

Questa grande vittoria contro gli spartani nei pressi di Padova fu glorificata dalle fonti romane in chiave anti-ellenica

Le cronache romane non sono dettagliate riguardo alla battaglia degli spartani presso Padova. Sappiamo che Cleonimo batte presto in ritirata sotto i colpi furiosi dei Patavini e viene intercettato all’approdo da un’altra armata di Veneti accorsi in sostegno del proprio popolo che riescono addirittura a conquistare il campo dell’approdo e ad incendiare una parte della flotta lacedemone. Una totale disfatta per il duce Spartano, che è costretto ad abbandonare le ricche terre del Veneto con appena un quinto della sua armata.

Questa grande vittoria ovviamente glorificata dalle fonti romane in chiave anti-ellenica, rimane purtroppo un avvenimento di poco conto nella memoria collettiva dei Veneti e degli Italiani, tanto è vero che si potrebbe andare in giro oggi per il centro di Padova chiedendo chi fosse il povero Cleonimo e non c’è dubbio che la maggiorparte delle risposta consisterebbe in un misero: “bho”.

Questi eventi storici se pure confusi nel mito e nelle leggende non possono che giovare ad un sentimento comune di identità storica

E’ importante invece riuscire a riscoprire queste radici profonde che ci legano al territorio che ci circonda, e questi eventi storici se pure confusi nel mito e nelle leggende non possono che giovare ad un sentimento comune di identità storica condivisa.

Siamo ciò che siamo e non per forza chi eravamo, ma non può che scappare un sorriso di soddisfazione sapendo che i nostri antenati, che abitavano quei villaggi dove ora sorgono i nostri paesi e le nostre città, sono riusciti a ricacciare in mare l’esercito più famoso del mondo.

Di Marco Scarsini

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