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A Padova il primo liceo aperto ai Transgender: è polemica

Elena Donazzan, assessore all'Istruzione del Veneto

È il Cornaro di Padova il primo liceo aperto ai transgender. Provocazione o nuova frontiera? La decisione accende il dibattito e le polemiche

Il liceo scientifico “Alvise Cornaro” di Padova ha fatto molto discutere in questi giorni. Per la sua decisione di utilizzare nei registri scolastici la dicitura “alias”. Si tratta del primo liceo aperto ai transgender. Una decisione che entrerà in vigore nell’anno scolastico 2021-2022.

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Secondo queste disposizioni, gli alunni che stanno affrontando un percorso per cambiare sesso, (a livello psicologico, medico e ormonale), possono essere identificati con il nome da loro scelto alla fine della loro transizione, quando il cambio di sesso sarà effettivo. Ma sono in molti a chiedersi quale reale riscontro abbia questa battaglia, che ha il sapore della presa di posizione ideologica. Oltretutto, esistono i presupposti legali?

Durissima la replica da parte dell’assessore all’istruzione Donazzan: «Una battaglia ideologica»

Un’iniziativa, quella del liceo Cornaro, che non trova l’appoggio della Regione. Infatti, Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto, la critica fortemente, per il suo carattere ideologico, più che didattico o formativo, come invece dovrebbe essere l’azione di un liceo.

«Mi sembra tanto un’iniziativa propagandistica, l’ennesima battaglia ideologica sulla scuola che invece avrebbe bisogno di risolvere altri problemi. La popolazione studentesca è fatta di una maggioranza di persone che se ne sta silenziosa mentre viene prevaricata quotidianamente da una minoranza ideologica» scrive l’assessore Donazzan sulla sua pagina Facebook.

Il primo liceo aperto ai transgender scatena le polemiche

L’iniziativa è stata promossa, in realtà, dall’Unione degli Studenti universitari, un sindacato universitario molto attivo e sensibile a queste tematiche. Sono loro che si stanno battendo perché professori e dirigenti riconoscano gli studenti col nome che scelgono. E il progetto è diffondere l’iniziativa in sempre più scuole.

«Nessuna prevaricazione qui si parla di estendere diritti ad una parte di studenti e studentesse che devono vivere la scuola come un posto inclusivo. Non si stanno togliendo diritti agli altri, si sta aggiungendo un diritto a chi prima viveva nel silenzio». Dichiara Marco Nimis.

Quale sarebbe la prassi legale da seguire in questi casi?

I mezzi per identificare un soggetto esistono e sono i documenti d’identità. Nel caso di cambio di sesso, infatti, i documenti vengono cambiati. In questo provvedimento, però, si vuole identificare lo studente con il nome che egli decide di avere anche durante tutto il processo di transizione da un sesso all’altro. E qui ci si muove su di un sentiero totalmente inesplorato. Ad oggi non esiste inquadramento giuridico che permetta il cambio di nome anche durante la transizione. Quindi la decisione del Liceo padovano in realtà non ha sostanza da un punto di vista normativo. Ecco quindi il carattere tutto politico della “provocazione”.

Era successo già lo scorso anno, sempre a Padova, al liceo Tito Livio, quando un ragazzo si era candidato al consiglio studentesco col nome da ragazza, perché tale si sentiva. Non solo, stava davvero cambiando sesso. Il preside che allora espresse perplessità fu letteralmente massacrato dalle critiche.

Secondo l’assessore Donazzan, però, questa non è altro che una battaglia ideologica

Secondo l’assessore Donazzan, però, questa non è altro che una battaglia ideologica, proprio in un momento storico dove queste tematiche sono continuamente all’ordine del giorno. L’identità di genere è spesso, infatti, oggetto di dibattito politico. Ma definisce la vicenda del Cornaro una vera e propria “follia”.

«Se l’anno prossimo vedessimo che al Cornaro c’è un’impennata di nomi che cambiano penserei che siamo davanti a qualcosa che non è un disagio personale ma una vera e propria propaganda che con le esigenze scolastiche non ha nulla a che fare . La sinistra si riempie di formalità come “ragazzi e ragazze”, “amiche e amici” “signore e signori” e poi viene a dirci che siamo gender fluid, che decidano da che parte stare» le parole dell’assessore Donazzan.

Elisa Filomena Croce

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