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Nuovo polo Amazon a Treviso: ma ce n’era bisogno?

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Sorgerà a Roncade, in provincia di Treviso, il nuovo gigantesco polo logistico di Amazon, il colosso americano dell’e-commerce. Proteste da parte degli ambientalisti, perplessità da parte dell’Ascom della Marca. Perché sono in molti a dubitare che queste operazioni rappresentino un reale beneficio per il nostro territorio e per la nostra economia

Il nuovo gigantesco polo logistico della multinazionale Amazon dovrebbe sorgere sulla Treviso Mare, all’altezza del casello Meolo- Roncade dell’autostrada A4. Un’opera ciclopica, di oltre 180.000 metri quadrati, con un traffico previsto che potrebbe arrivare sino ai 150 camion giornalieri. Inizialmente si parlava di circa 114mila metri quadrati su di un’area da 500mila metri della zona industriale di Casale. Poi i piani della multinazionale sono cambiati: poco male, a Casale sembra essersene fatta avanti un altro. Ecco quindi due urbanizzazioni ciclopiche nell’arco di una manciata di chilometri. Poco importa il grande valore naturalistico della zona. men che meno la qualità della vita dei residenti. Il tutto poi nella settima provincia d’Italia per livello di cementificazione, con centinaia di strutture industriali già realizzate ma abbandonate a sé stesse. Ed ecco quindi che ci si inizia a porre qualche domanda rispetto ai reali vantaggi che questo genere di operazioni dovrebbero rappresentare per i territori. E se le perplessità degli ambientalisti sono in una qualche misura prevedibili, è la presa di posizione di Ascom Treviso a pesare.

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“E’ un vera richiesta del territorio?”

Sulla questione, Ascom-Confcommercio Treviso ha deciso di non giocare di fioretto. Anzi, l’associazione che raggruppa i commercianti della Marca pone in maniera diretta e ufficiale quelle domande che sempre più stesso i territori coinvolti da queste genere di speculazioni si pongono: “Qualsiasi sia la forma e la dimensione dell’ipotesi progettuale, occorre partire dalla domanda iniziale: serve davvero? A chi giova? E’ un vera richiesta del territorio? Sono in grado di dimostrare che crea occupazione vera e non altro e diffuso precariato? È questa la sostenibilità che stiamo cercando?”. Perché il punto è sempre questo: le comunità traggono davvero un qualche tipo di beneficio dall’insediamento di queste cattedrali? O a guadagnarci sono solo le multinazionali?

“Contestiamo duramente l’approccio che non parte dalla domanda reale ma solo dagli interessi del mercato”

Ed è per questo che Federico Capraro, presidente dell’Ascom della Marca, vuole vederci chiaro. Incontrando i sindaci coinvolti. Bussando alle porte della Regione. “Contestiamo duramente” – spiega Capraro – “l’approccio che non parte dalla domanda reale ma solo dagli interessi del mercato e questa situazione è la prova evidente della logica dell’assurdo che la mancata pianificazione può creare: due poli in soli cinque chilometri la dice lunga sulla capacità di dialogo, di integrazione e pianificazione del nostro territorio”. “Chiediamo con forza – prosegue Capraro – che prevalga l’ottica sovracomunale e che sia istituito subito un tavolo di coordinamento tra Amministrazioni contermini, categorie e parti sociali. Per evitare altre speculazioni, consumi inutili di suolo, false attese economiche ed occupazionali, evitando di cambiare la geografia di un territorio già sottoposto ad un alto consumo”. I temi messi sul tappeto dall’associazione dei commercianti di Treviso sono quelli della modernità: sviluppo sostenibile, preservazione del tessuto economico locale, concorrenza leale e reale, condizioni di lavoro dignitose. Insomma la sempre più “percepita” battaglia tra il bene delle comunità e i vantaggi del globalismo più spinto. Chi del territorio ha fatto la propria bandiera, governandolo oramai da decenni, dovrebbe iniziare a porsi qualche domanda. Magari le stesse dei suoi commercianti.

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