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Scuole di sci venete: storia di una lenta morte

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7 marzo 2020: è da questa data che le scuole di sci sono chiuse. Anche qui in Veneto. In una lettera aperta alcuni maestri e proprietari di scuole raccontano il dramma della morte di un intero comparto, il tutto nell’indifferenza generale

“Vogliamo porre all’attenzione pubblica la situazione di assoluto disagio e sofferenza delle scuole sci dell’area dolomitica di nostro ambito. Siamo i Direttori di alcune delle scuole sci più rappresentative dell’area bellunese del Dolomiti Superski. Dal giorno 7 marzo 2020 abbiamo chiuso le nostre attività causa Covid senza mai più finora averle riaperte”. Inizia così la lettera denuncia che alcuni maestri dell’Alto Agordino e della Val di Zoldo hanno indirizzato alle istituzioni e a chiunque li voglia ascoltare per denunciare la morte indotta che stanno affrontando le scuole di sci anche qui nel Veneto. Intere famiglie lasciate sole con i divieti, da oltre 11 mesi senza alcuna forma di sostentamento. Sono 1.500 gli istruttori e 45 le scuole riconosciute. Tutti fermi, tutti senza lavoro.

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“Abbiamo ormai passato due mesi di questa nuova stagione invernale e i nostri maestri oltre ad essere sconsolati sono increduli”

La lettera prosegue. I toni sono pacati perché bastano i fatti descritti per ben delineare il dramma in atto: “Ecco allora che cominciano a spuntare i famosi ristori, i contributi, che diventeranno vitali per tutto il comparto montagna. Infatti le casse delle nostre attività hanno bisogno di immediata liquidità per poter sopravvivere. Peccato però che finora, non sia arrivato nemmeno un euro di questi ristori promessi. Abbiamo ormai passato due mesi di questa nuova stagione invernale e tutte le nostre scuole sci e i nostri maestri oltre ad essere sconsolati sono increduli sul susseguirsi di continue date per eventuali aperture degli impianti mai poi confermate. Se è vero che si debba convivere con questo virus, poste in atto tutte le misure di sicurezza necessarie, vogliamo tornare presto a lavorare, il prima possibile”.

“La classe politica attuale non riesce a considerarci un anello indispensabile del turismo montano, noi abbiamo un lavoro, abbiamo un’attività, non siamo disoccupati, vogliamo lavorare dignitosamente”

La convinzione degli operatori, piuttosto condivisibile invero, è che si potrebbe riaprire in tutta sicurezza: “Noi mettiamo la salute al primo posto delle priorità; noi operiamo all’aria aperta e con i protocolli proposti riteniamo che l’indice di pericolosità di contagio sia nullo; noi non vogliamo assistenzialismo, crediamo fortemente che chi lavora si guadagna da vivere, la classe politica attuale non riesce a considerarci un anello indispensabile del turismo montano, noi abbiamo un lavoro, abbiamo un’attività, non siamo disoccupati, vogliamo lavorare dignitosamente come la Costituzione Italiana recita”. Purtroppo però questa pare un’epoca in cui tutti citano la Costituzione, ma in cui nessuno la applica. E nel frattempo tra scuole di sci ferme e alberghi chiusi, la montagna veneta muore.

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