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Mira, alle porte di Venezia, tra arte e cultura

Una cittadina tutta da scoprire, proprio alle porte di Venezia, con un’antichissima storia e un patrimonio culturale da far invidia alle più rinomate città d’arte. Scopriamo insieme Mira

Secondo il racconto di Tito Livio, Mira sarebbe già presente nel momento in cui Cleonimo di Sparta giunge sulle coste venete, nel 302 a.C. Successivamente la ritroviamo citata anche nel Medioevo, nelle lotte tra Veneziani e Padovani per il controllo del territorio, sempre falcidata dalla piaga delle piane del Brenta.

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Finché poi, dopo secoli di guerre, verso la metà del Cinquecento entrò nell’orbita di Venezia e ne seguì le sorti per i secoli a venire. Non solo, grazie a una imponente attività edilizia, fu oggetto di una urbanizzazione decisamente particolare. Si realizzarono, infatti, splendide ville di villeggiatura che ancora oggi possono essere ammirate.

Le ville venete di Mira lungo il Brenta, gioielli da non perdere per riscoprire la storia del territorio

La prima cosa che colpisce di questa splendida cittadina, infatti, sono le numerose ville venete che vi si possono ammirare. Sono precisamente 92 quelle censite dall’Istituto Regionale Ville Venete. Non sono solo ville, però, anche palazzi, barchesse isolate e casini.

Risalgono tutti a un periodo compreso tra il XV e il XIX secolo. Molte di esse sono ancora abitate, o comunque appartengono a private ma sono visitabili su appuntamento. Passare una giornata passeggiando per Mira e visitando, una dopo l’altra, le sue ville, ci riporta senz’altro in un’altra epoca, in un altro mondo.

Tra Dante e Goldoni, una città citata da poeti di ogni tempo, custodita in versi senza tempo

«Ma s’io fosse fuggito in ver la Mira, / quando fu’ sovra giunto ad Oriaco, / Ancor sarei di la’ dove si spira. / Corsi al palude, e le cannucce e’ l braco / m’impigliar si, ch’ì caddi; e li vid’io / delle mie vene farsi in terra laco». Così recita la descrizione di Mira nel Purgatorio (V, 64-84) dantesco. Per onorare questi versi esiste una lapide che li riporta sulla facciata di villa Moro ad Oriago.

Mira non manca certo di visitatori importanti. Infatti, anche Carlo Goldoni passò di qui e vi scrisse. Nello specifico scrisse di un’usanza molto particolare: la navigazone sul Brenta tramite Burchiello, un’elegante imbarcazione fluviale a remi, che era costituta da una cabina e dei balconi, impreziosita con molte decorazioni sfarzose.

Tra passato e presente, tra tragedie e opportunità, tra bellezza e arte, la fierezza di Mira non si doma

D’Annunzio, molto più tardi, vide una Mira diversa, più decadente, ma che ricordava ancora, esattamente come oggi, il suo passato glorioso. «Il tran costeggia la Brenta che ha l’aspetto d’un canale tra alberi verdi. Appaiono le ville, le rovine: prima la Villa Foscara, disabitata. Rimangono qua e là le statue. Statue sui pilastri dei cancelli, statue nel mezzo di un orto, tra i cavoli. Statue su i muri di cinta. Le ville sono state restaurate, trasformate in case volgari, abitate da gente modesta; ma le statue testimoniano il lusso della vita anteriore».

Sicuramente, un vero gioiello da scoprire. Nonostante la terribile tromba d’aria che si è abbattuta su Mira l’8 luglio 2015, distruggendo case, infrastrutture e automobili, nonché causando una vittima, 72 feriti e centinaia di sfollati oggi è ancora in piedi, ancora più bella.

Elisa Filomena Croce

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