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Il giallo dei medici in fuga dal Veneto

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Zaia si scontra con il capogruppo del PD sui numeri dei medici in fuga dal Veneto. Cosa dicono i numeri? C’è davvero un esodo oppure no?

Ci sono davvero dei medici in fuga dal Veneto? Perché malpagati e pronti a scappare dagli ospedali pubblici? Questo l’argomento al centro della polemica politica emersa in questi giorni. A innescarla sono state le dimissioni del primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza.

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Ne è seguito un botta e risposta tra Luca Zaia, il sindacato dei medici Cimo, e il capogruppo del PD Giacomo Possamai. Ecco le parole di Zaia. «Se vogliamo parlare dei problemi della sanità, parliamone, ma con numeri reali alla mano. Dal 31 dicembre 2019 al 31 dicembre 2021 in Veneto ci sono 85 medici dipendenti in più. Anche il saldo tra assunti e dimessi parla chiaro: tra il 2021 e questo scorcio di 2022, 1.820 assunti contro 1.744 dimessi».

I medici veneti hanno davvero le piaghe più basse d’Italia? Secondo Zaia, no!

E si interroga il governatore sulle paghe, considerate le più basse in Italia, si scoprirà che si tratta di «Un ritornello che non corrisponde alla verità, perché dalle ultime rilevazioni nazionali, sia gli stipendi dei medici che quelli dei dirigenti dei ruoli professionale, tecnico e amministrativo, sono al di sopra della media nazionale: per i medici siamo a 85.285 euro contro una media italiana di 78.766 euro, per i dirigenti tecnici a 82.518 contro la media nazionale di 73.371. E faccio notare che il Veneto è l’unica Regione italiana che non applica l’addizionale Irpef, lasciando nelle tasche dei cittadini 1 miliardo 179 milioni di euro l’anno. Tra questi anche i medici, per il quali il risparmio è di minimo mille euro».

Continua Zaia: «Da anni peraltro sono il primo a dire che i nostri medici meriterebbero ben di più per le capacità e l’impegno che mettono in campo, ma in una Regione a statuto ordinario i margini di manovra sono ristrettissimi. Prova ne sia che gli stipendi più alti sono del Trentino Alto Adige (a statuto speciale) con 99.066 euro l’anno».

Contro le parole di Zaia sui medici in fuga dal Veneto si scaglia il capogruppo del Pd, Giacomo Possamai

A contraddire il Governatore del Veneto ci ha pensato il capogruppo del Pd, Giacomo Possamai. «Il presidente Zaia vive evidentemente su un altro pianeta, oppure ha scelto deliberatamente di negare la marea di problemi in cui naviga la sanità veneta»

A sostegno della sua tesi porta dei numeri: «In Veneto la spesa del personale per popolazione residente è tra le più basse d’Italia e, rispetto al budget complessivo della spesa sanitaria, la quota del personale è inferiore del 3-4% rispetto a regioni paragonabili come Toscana ed Emilia Romagna. Circa l’8% dei cittadini veneti è senza il medico di famiglia e nelle diverse strutture mancano 1.500 medici e oltre 3.000 tra infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari. Uno stato di emergenza diffuso che il presidente Zaia ora ha il coraggio di negare in toto».

Anche i sindacati mettono dei numeri sul banco, ma Zaia risponde sempre a tono

Anche il sindacato Cimo-Fesmed ha messo dei numeri sul piatto della bilancia: «85 unità in più? Il riferimento va fatto alla carenza di 1295 medici al dicembre 2018 come da documento ufficiale dell’allora segretario regionale alla Sanità, Domenico Mantoan. Quanto alla retribuzione media non è dato di sapere se nel calcolo sono compresi anche i numerosi contratti libero professionali. Resta poi il problema dei Pronto soccorso, oramai affidati quasi interamente a cooperative esterne».

Ma l’ulteriore replica di Zaia non si è fatta attendere: «I medici devono diventare figure strategiche dal punto di vista formativo, e quindi garantendo più accesso alle borse di studio, alle specialità e dunque avere più medici sul mercato, ma anche dal punto di vista del trattamento di stipendio. Il vero problema è che medici sul mercato non ce ne sono. Per me il Paese deve dire che la figura del sanitario, special modo il medico, è una figura strategica nazionale come una volta lo era l’Esercito: il Paese dunque va bene che faccia scelte meritocratiche, ma deve pagare di più i medici».


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