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Nel Veneto mancano i supplenti per la quarantena: «Contratti troppo brevi»

La ripresa della scuola ha portato con sè un altro problema, oltre alla Dad e ai contagi: la mancanza di supplenti per sostituire gli insegnanti in quarantena

Insegnanti in quarantena e supplenti che mancano, un quadro non proprio idilliaco per la scuola veneta, ma il motivo sono i contratti troppo brevi. Ancora crisi per il sistema scolastico veneto. Alla riapertura delle scuole dopo le vacanze di Natale mancano all’appello 5mila tra docenti e 3mila ausiliari. Ancora più problematico il quadro delle supplenze.

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Sembra infatti davvero impossibile sostituire i docenti che saranno assenti solo per poco tempo, perché la maggior parte del personale contattato non ha accettato la nomina, trattandosi di contratti che duravano da due settimane a un mese massimo. Condizioni che in molti non trovano accettabili, specie se comportano uno spostamento territoriale.

La direttrice dell’Ufficio scolastico regionale parla della mancanza dei supplenti

Carmela Palumbo direttrice dell’Ufficio scolastico regionale cerca di esporre un quadro della questione. «Si tratta di supplenze per malattia o per quarantena perciò sono perlopiù nomine brevissime ci sono circa 1.700 maestre della scuola dell’infanzia (materna) e della scuola primaria (elementari) da nominare. In questo caso la nomina può partire già dal primo giorno. Alla scuola secondaria di primo grado (le medie) e di secondo grado (le superiori) bisogna invece attendere 15 giorni per chiamare il supplente».

Dunque servirebbero, solo per un mese 3300 docenti per sostituire quelli assenti nel solo mese di gennaio, oppure per 1-2 settimane. Anche questa volta ci si aspetta quindi risposte negative. «Trovare qualcuno per una supplenza breve è molto difficile senza contare che per molte classi di concorso le graduatorie sono esaurite da tempo. Vale per elementari, materne ma anche per matematica e fisica alle superiori e per le materie tecniche ai professionali e ai tecnici» conferma Palumbo.

La ripresa della scuola veneta tra Dad e Quarantena

Uno scenario che sembra aggravato dall’entrata in scena della Dad, che continua a presentarsi, a giorni alterni, durante l’anno scolastico, in più, con docenti in quarantena, lezioni perse, rischiano davvero di danneggiare i ragazzi e il loro apprendimento.

Ospite a Ring, su Antenna Tre, la Palumbo ha aggiunto: «Viene da chiedersi, con un avvio così se ne è valsa la pena di fare 15 giorni a spizzichi e bocconi con supplenti e buchi nelle classi. Pensiamo di incidere positivamente sugli apprendimenti degli studenti? Io pongo il problema, perché siamo di fronte ad una situazione molto complicata».

Si comincia a sentire la mancanza degli insegnanti sospesi perché senza vaccinazione

Si parla anche di Dad, e della possibilità di farla a discrezione della singola famiglia. «Non si può fare, assolutamente il decreto legge prevede gli scenari precisi. A determinate condizioni si va in Dad. C’è un protocollo uguale per tutti». Uno scenario che si aggrava anche dalla sospensione dei docenti non vaccinati. «In Veneto prima delle vacanze di Natale sono partite 1.500 lettere,  le sospensioni effettive sono circa 800, il resto del personale ha deciso di vaccinarsi. Anche questo personale andrà sostituito, in questo caso c’è qualche speranza in più».

Senza contare che molti studenti veneti sono già in Dad, si tratta di 65mila (circa il 10%), per evitare il rischio contagio il più possibile. Sempre la Palumbo aggiunge: «Il rischio dell’aumento delle quarantene nelle prossime settimane c’è oggi ho incontrato i presidi. Tutti siamo concentrati sull’obiettivo. La scuola in presenza di queste settimane dev’essere fatta nel miglior modo possibile, altrimenti tanto valeva non farla nemmeno».

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