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Lazzaro Mocenigo un eroe veneziano della Serenissima

Nelle tensioni che vedevano scontrarsi la Serenissima contro l’Impero ottomano, Mocenigo difendeva Venezia dall’aggressione turca

Se la storia d’Italia è da sempre ricca di eroi, è anche grazie all’enorme contributo dato dalla nostra regione. Spesso dimenticati dalla scuola e dai salotti storici, nel corso dei secoli il Veneto ha partorito uomini dotati di grande coraggio, lealtà, genio e grande fedeltà alla patria. Sia quest’ultima nazionale o regionale, a seconda delle epoche.

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Oggi vi parliamo di Lazzaro Mocenigo, le cui gesta incisero nel corso del Diciassettesimo secolo. Nelle tensioni che vedevano scontrarsi la Veneta Serenissima Repubblica contro l’Impero ottomano, questo eroe veneziano difendeva il popolo e il Cristianesimo dall’aggressione turca.

Chi era Lazzaro Mocenigo

Nato a Venezia il 9 luglio del 1624, Lazzaro Mocenigo era secondo di quattro figli maschi e dedicò la propria vita al mestiere delle armi. Gran parte della sua esistenza la visse sul mare a combattere la potenza navale ottomana.

Nel 1645, con lo scoppio della guerra contro i turchi, Mocenigo iniziò la sua lunga carriera militare. Nel 1650 a Nixia, sopra Paros, sebbene ferito da una freccia al braccio sinistro e mutilato d’un dito da una moschettata, Lazzaro Mocenigo continuò a combattere arditamente contro il nemico. Nel 1654, all’età di 30 anni, comandava una galeazza nella prima spedizione veneziana dei Dardanelli.

Il guerriero mutilato

Nella battaglia dei Dardanelli, la più grave sconfitta navale ottomana dopo Lepanto, nella quale morirono oltre 10 mila turchi, Lazzaro Mocenigo perse l’occhio destro. Il 1 agosto 1656 giunse a Venezia per annunciare la vittoria dopo che, nel tragitto, conquistò anche una galera barbaresca. Accolto in trionfo dal Senato veneziano, nonostante la sua giovane età venne nominato Capitano Generale da Mar. Questo era il più alto grado militare della Serenissima e lo sostituì all’eroe Lorenzo Marcello, caduto nei Dardanelli.

La fama di Lazzaro Mocenigo crebbe a dismisura tanto da incutere timore ai turchi al solo pensiero di saperlo in arrivo. Il Sultano in persona, alla notizia del suo arrivo a Istanbul, fuggì con la corte per scappare da colui che era ormai dipinto come un guerriero invincibile.

L’ultima battaglia contro l’impero ottomano

Le navi turche batterono in ritirata nel Mar di Marmara, verso la capitale turca, speronate e inseguite dalle galee veneziane. Lungo le coste del canale che porta a Istanbul, però, le batterie turche fecero fuoco in uno spiraglio fra le nebbie colpendo proprio la nave di Lazzaro Mocenigo. Il Capitano veneziano si trovava sul ponte di comando, intento a impartire gli ordini ai propri uomini, quando l’imbarcazione venne colpita dal fuoco turco.

Una palla di cannone infatti, colpì in pieno la santabarbara della nave provocandone l’esplosione. I documenti dell’epoca raccontano di una grande nuvola di fumo nero che oscurò fino a 7 miglia dalla nave, rilasciando nell’aria un forte odore di zolfo. Si dice che Lazzaro Mocenigo morì sul colpo centrato da uno degli alberi della nave, spezzato a causa dell’esplosione.

Immolato per Venezia

Alla notizia della sua morte, il Badoer diede l’ordine di sospendere l’avanzata e raccogliere i naufraghi. Fu la galera “Trevisana” a recuperare il corpo di Lazzaro Mocenigo, e il suo leggendario stendardo. Successivamente, dopo tre giorni di dura battaglia, nonostante la perdita del suo comandante, la flotta veneta riuscì a distruggere e catturare alcune navi ottomane.

Ad oggi il Museo Navale di Venezia conserva due fiancate della parte poppiera di una galera del XVII secolo. Finemente decorate, si crede possano appartenere alla sua galera generalizia di Lazzaro Mocenigo e che la Repubblica ne avesse ordinata la conservazione.

Un eroe dimenticato

Fatta eccezione per l’incrociatore ausiliario intitolato a Lazzaro Mocenigo, costruito tra il 1927 ed il 1928 dal Cantiere San Rocco di Muggia e poi acquisito dalla Società di Navigazione Fiumana, poco o nulla rimane oggi di questo grande eroe veneziano. Lo stesso incrociatore, dopo una storia travagliata tra la seconda guerra mondiale e tempi più recenti, venne demolito.

A parte quest’ultimo particolare e il prezioso reperto custodito al Museo Navale veneziano, l’eroismo di Lazzaro Mocenigo pare sia relegato all’oblio della storiografia ufficiale. Troppo impegnata a spiegare ai giovani stravaganti argomentazioni moderne, l’istituzione scolastica, anche quella veneta, ha perso di vista il legame con il proprio passato. Un legame che, ad un giovane del terzo millennio, potrebbe offrire ben altri esempi di vita, avventurieri e reali, che non improbabili supereroi costruiti in laboratorio.

Andrea Bonazza

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