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Indagine contro il terrorismo: jihadista finisce ai domiciliari. Rete anche in Veneto

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L’inchiesta parte nei primi mesi del 2020, e nasce da un indagine che si sviluppa dal Veneto: lo jihadista aveva contatti con un imam locale

È accusato di aver finanziato esponenti di cellule terroristiche di matrice jihadista, attive in Bosnia e nei Balcani, per il reclutamento di nuovi combattenti. Un bosniaco di 52 anni è ritenuto responsabile di aver fatto, personalmente o attraverso altre persone che non ne conoscevano le finalità, numerosi trasferimenti di denaro, per oltre 50.000 euro. Ora è sottoposto alla misura dei domiciliari con braccialetto elettronico in un’indagine del Ros dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Bologna.

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L’inchiesta parte nei primi mesi del 2020, e nasce da un indagine che si sviluppa dal Veneto

L’inchiesta parte nei primi mesi del 2020, e nasce da un indagine che si sviluppa dal Veneto. Sono emersi contatti tra il bosniaco, regolare sul territorio italiano, artigiano e titolare di un’impresa individuale nel settore edile, e ambienti estremisti islamici. In particolare un Imam, anch’esso di origine balcanica e jihadista, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel marzo 2016 dal gip di Venezia. Misura non eseguita in quanto l’Imam venne arrestato in Bosnia e condannato a sette anni per incitamento pubblico ad attività terroristiche e reclutamento. In particolare, nell’inchiesta veneta era stato accertato che l’Imam, nel 2014, aveva organizzato un ‘tour di preghiera’ nel nord Italia. Questo per reclutare miliziani da inviare a combattere in Siria e Iraq nelle file dello Stato Islamico.

Nell’indagine bolognese sono stati ricostruiti i movimenti di denaro. Con servizi di money transfer, che l’indagato avrebbe mandato in Bosnia e anche in Albania, attraverso intermediari. (fonte: ANSA).

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