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I medici del Veneto che dichiarano di essersi “autovaccinati”: è bufera

Dopo la sospensione dei medici che rifiutano il vaccino, scoppia nel Veneto la bufera per le dichiarazioni dei medici “autovaccinati”

I direttori generali delle USL del Veneto credono che la loro non sia altro che una manovra per evitare il vaccino. Sono i medici obiettori che hanno dichiarato di essersi “autovaccinati” e che per questo motivo hanno rinunciato alla vaccinazione obbligatoria e rischiano la sospensione.

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Sono ormai partire le prime lettere di sospensione per i medici che rifiutano il vaccino. Ma ancora ci sono medici che esercitano la loro libertà di scelta e addicono motivazioni per le quali non vogliono inocularsi il vaccino anti covid19. Motivazioni che sono al vaglio di particolari commissioni e degli ordini professionali.

Tra le tante giustificazioni dei medici obiettori emerge quella di essersi “autovaccinati”

Tra queste giustificazioni ne emerge una sulle altre: i medici che dichiarano di essersi “autovaccinati”. Sono principalmente medici di medicina generale, che hanno accesso alle dosi fornite loro per i loro assistiti. E che quindi se le sarebbero inoculati da soli.

Le aziende sanitarie, però, sono propense a credere che si tratti di una scusa, indimostrabile. Anzi, si arriverebbe al paradosso per cui un medico che si è “autovaccinato” potrebbe essere accusato di aver sottratto una dose ai suoi pazienti.

Luciano Flor, direttore generale della sanità veneta: «Li verificheremo uno per uno!»

Il direttore generale della sanità veneta, Luciano Flor; commenta così la vicenda al Corriere del Veneto: «Casi come questi ora li verificheremo uno per uno, a partire dal caricamento dei dati sulla presunta autovaccinazione. Li verificheremo anche con gli Ordini professionali. E, se servirà, anche con le procure competenti».

Sono 583 i dirigenti medici non ancora vaccinati, su un totale di 10.400, e 207 tra pediatri, medici di medicina generale e specialisti su più di 3.000. Se si contano invece gli amministrativi i dati salgono notevolmente. La vaccinazione tra gli aministrativi è dell’87.-84% contro il 93-92 % dei medici. Anche gli infermieri sono vaccinati in una percentuale di 84%. Sugli oss non si hanno dati certi.

I sindacati divisi sulla questione. Cub Veneto: «I medici non sono no-vax, vogliono certezze»

I sindacati naturalmente non restano indifferenti alla questione, ma le posizioni sono le più diverse. Maria Teresa Turetta, segreteria del sindacato di base Cub Veneto, ieri ha dichiarato: «I lavoratori della Sanità, ovvero gli “eroi” della pandemia, ora saranno decimati perché sospesi dal servizio in quanto non intendono, per vari motivi, sottoporsi al ricatto “o ti vaccini o ti tolgo il salario”. Come sindacato ci siamo schierati a fianco dei sanitari che si ribellano. La sospensione dal salario e dal servizio introdotta dal Decreto 44/2021 è totalmente deregolamentata dai contratti nazionali e dalla normativa del Pubblico Impiego e del lavoro privato».

Turetta è molto chiara nello spiegare che i medici che rifiutano il vaccino non sono in alcun modo no-vax. Anzi, essi «se avessero la certezza che il vaccino proposto contro il Sars Cov 2 garantisse realmente l’immunità, sarebbero i primi a vaccinarsi».

Cgil contro la soluzione del tampone ogni 48 ore: «Così si umilia chi è vaccinato»

La Cgil, invece, la pensa in modo completamente diverso. Attraverso le parole di Ugo Agiollo, si esprime il riserbo del sindacato sulla soluzione dell’USL Serenissima che invece della sospensione propone tamponi ogni 48 ore per i non vaccinati.

«Rendere non più obbligatorio il vaccino vorrebbe dire dare una batosta pesantissima alla campagna vaccinale, umiliare coloro i quali, seppur non convinti, si sono vaccinati anche nell’interesse della popolazione più fragile, e riconoscere implicitamente che il tampone, i cui costi sarebbero a carico della collettività, può sostituire la protezione del vaccino».

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