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Emilio Salgari: da Verona alla Giungla Nera

Emilio Salgari, il padre del romanzo d’avventura, che fece sognare intere generazioni ma al prezzo di una vita consumata e infelice

Il celebre scrittore d’avventura, Emilio Salgari, che ci ha regalato innumerevoli romanzi d’avventura, dal “Corsaro Nero” alle “Tigri di Mompracem”, è nato a Verona nel 1862, anche se visse per lungo tempo vicino a Torino restò legato alla sua terra durante tutta la sua vita.

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Salgari studiò a Venezia, provando a seguire i corsi dell’istituto nautico, anche se non riuscì mai a raggiungere il diploma di capitano di lungo corso, così abbandonò gli studi nel 1881. Intraprese quella che fu la sua vera carriera: quella di scrittore, iniziando con piccoli racconti su giornali dal 1883.

Il trasferimento in Piemonte e i ritmi troppo incalzanti di scrittura che lo portarono all’esaurimento

La vera svolta nella sua vita si ebbe quando si trasferì in Piemonte, prima a Cuorgné e poi a Torino, nel 1892. Scrisse tantissimo, racconti, libri, articoli, a un ritmo talmente serrato e talmente incalzante da portarlo addirittura all’esaurimento e a pensare al suicidio.

La sua produzione vanta epici racconti e romanzi d’avventura ambientati in luoghi misteriosi, esotici, descritti in modo così vivido da sembrare incredibilmente vero. Talmente tanto da aver alimentato la leggenda, portata avanti dallo stesso Salgari, che fossero in realtà ispirati da avventure giovanili dello scrittore. In realtà, mai avvenute.

Da Sandokan al Corsaro Nero, l’epico lascito di un’anima tormentata

A Salgari si devono personaggi immortali come Sandokan, che entreranno nell’immaginario collettivo, diventando protagonista di film, cartoni animati, oltre a essere stati d’ispirazione per innumerevoli altri scrittori. Oppure l’epopea del Corsaro Nero, che ha aperto l’orizzonte di un vero e proprio genere, il romanzo d’avventura, con cui sognano i ragazzi di tutte le generazioni.

Eppure, durante la sua vita, Salgari non fu né apprezzato, né retribuito adeguatamente da chi lo spronava a scrivere a ritmi sempre più incalzanti. Finì per consumarsi sempre di più, vittima di un esaurimento nervoso. Si suicidò una mattina del 1911 senza sapere di essere diventato uno degli autori immortali della letteratura italiana.

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