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Venezia: in quarantena per il Covid, dà alla luce una bambina in casa

bambina in casa

«La mia bambina ci ha fatto un bellissimo regalo» sono le parole della donna che ha dato alla luce sua figlia in casa, perché costretta alla quarantena a causa del Covid

Una donna, positiva al covid e costretta quindi alla quarantena, ha dato alla luce una bambina in casa con l’aiuto del marito. Il suo racconto parla di una vera e propria gioia. «Lei ha capito ed è venuta alla luce prima per stare subito col papà e il fratello» ha dichiarato la mamma al Corriere del Veneto, che ha raccolto la sua testimonianza.

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Mancavano dieci minuti alla mezzanotte, quando è nata Marianna, nel bagno di casa sua, con l’aiuto di mamma e papà. La vicenda si è svolta a Oriago di Mira, in provincia di Venezia. La mamma, Giulia Megioranza è stata aiutata dal marito, Alessandro Gasparini, che si è improvvisato ostetrico per l’occasione.

Guiulia, aiutata dal marito ha partorito in casa, dove era bloccata a causa del covid

Giulia, 34 anni e madre di Nicolò, ha voluto testimoniare la sua esperienza di una gravidanza portata avanti in piena pandemia. «A Pasqua, a circa 2 settimane dal parto già programmato e che doveva avvenire all’ospedale dell’Angelo di Mestre, mi sono accorta di essere positiva al Covid. Non mi ero vaccinata, sebbene i medici me lo avessero detto e ripetuto, perché avevo paura per la bimba».

Col passare del tempo andavano aumentando i timori e i dubbi, per lei come per molte altre donne incinte. «Verso la fine, quando mancava poco al parto, sono stata avvertita. Sarei rimasta isolata in ospedale, non avrei potuto ricevere visite, né avere accanto la mia famiglia. Saperlo mi ha messa in uno stato d’ansia. Avrei voluto mio marito, il papà, vicino a me, e anche che il fratello. Una volta nata la sorellina, l’avesse potuta vedere. Ma sapevo che non sarebbe stato possibile. Così più passavano i giorni più aumentava l’agitazione».

La moglie rassicurava il marito perché sentiva che la bambina stava bene

E poi, giovedì notte, Giulia ha iniziato ad avere dei fortissimi dolori, che all’inizio ha scambiato per sintomi del covid, non accorgendosi di essere in travaglio. Ma poi, è stato inevitabile. Il marito l’ha raggiunta in bagno dove hanno allestito una sala parto improvvisata, aiutati dall’istinto.

Il marito aiutava la moglie, mentre quest’ultima lo spronava dicendogli: «Guarda che la bambina sta bene, respira e le batte il cuore». Il parto è andato bene e successivamente mamma e figlia hanno raggiunto l’ospedale di Mestre per i controlli.

«Ha deciso di nascere prima per starci vicino» le parole commuoventi della donna che ha partorito una bambina in casa

«Ho voluto raccontare questa storia perché sono convinta che Marianna, la mia bambina, non sia nata in queste circostanze per caso. Penso abbia sentito che non ero tranquilla e che il fatto di dover affrontare il parto in solitudine all’ospedale mi causava angoscia. Nascendo in modo inaspettato e a casa, la nostra bambina ci ha fatto un grande regalo e siamo potuti rimanere tutti assieme».

Eppure, Giulia racconta un drammatico retroscena di questa vicenda. «Penso che i bambini nati durante il Covid dovranno essere più forti degli altri. perché le difficoltà affrontate sono maggiori rispetto a chi è nato in epoca normale. Io stessa, esattamente il 2 maggio di 34 anni fa, sono venuta alla luce mentre mia mamma, entrata in coma, moriva di parto a Dolo. La notizia all’epoca si era diffusa sui giornali per raccontare la tragedia, e oggi ho voluto sostituire un brutto ricordo per mio papà e per me con una buona notizia».

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