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Donazzan: “Temo di rivivere la stagione dei suicidi causati dalla crisi”

L’assessore regionale veneto con delega al Lavoro Elena Donazzan parla del rischio suicidi a causa della crisi economica provocata dal Covid: “Non voglio rivivere il biennio 2009 – 2010”

Sulla sua scrivania arrivano tutti i dossier che scottano: vertenze, aziende in crisi, richieste di cassa integrazione. Elena Donazzan, assessore con delega al Lavoro del Veneto, ha l’esatto polso della situazione. E della pesantissima crisi che stanno vivendo alcuni settori a causa della pandemia. Basti pensare al turismo, i cui dati mettono i brividi con un -61% degli arrivi. Questo è il Veneto, prima regione d’Italia per numero di turisti: il danno è enorme. Per non parlare della ristorazione, chiusa da un anno. O del comparto della montagna, con una disastrosa stagione di chiusure. O di quello termale. Si potrebbe continuare per molto. E adesso per la Donazzan il rischio è quello dei suicidi legati alla crisi economica.

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L’allarme lanciato dalla Donazzan parte proprio dal ricordo di Omar Rizzato, l’imprenditore dello spettacolo rovinato dalle chiusure forzate che si è tolto la vita pochi giorni fa nel padovano

“Esprimo la mia vicinanza, personale e da Assessore Regionale al Lavoro del Veneto, alla famiglia di Omar, ed in particolare al fratello che condivideva con lui anche le gravi preoccupazioni legate al proprio lavoro, in quel settore dello spettacolo e dell’intrattenimento che sembra oggi figlio di nessuno. Quasi fosse tra i comparti ritenuti sacrificabili perché, forse, considerato meno nobile o meno meritevole di tutele di altri”: l’allarme lanciato dalla Donazzan sul rischio suicidi dovuti alla crisi parte proprio dal ricordo di Omar Rizzato, l’imprenditore dello spettacolo rovinato dalle chiusure forzate che si è tolto la vita pochi giorni fa nel padovano.

“Erano gli anni 2009-2010, un biennio terrificante per l’economia veneta, che vide un numero impressionante di imprenditori togliersi la vita” – ricorda l’Assessore

L’assessore parla con preoccupazione: “Non voglio rivivere la stagione che portò il Veneto ad essere maglia nera per i morti da crisi economica. Erano gli anni 2009-2010, un biennio terrificante per l’economia veneta, che vide un numero impressionante di imprenditori togliersi la vita – ricorda l’Assessore regionale. – In molti casi quelli furono gesti drammatici, dettati da un eccesso di dignità. Dignità che in Veneto parla il linguaggio del lavoro, dell’autodeterminazione di sé, dell’aspettativa di vita per la propria famiglia e per la propria comunità. Conobbi personalmente più d’uno di questi imprenditori. Li incontrai perché si rivolsero alla Regione del Veneto, in particolare al mio Assessorato, per cercare aiuto.

“Sono le stesse telefonate che riceve in questi giorni la mia segreteria, segnale di una disperazione montante”

Oggi secondo Elena Donazzan l’incubo della grande crisi si starebbe ripetendo. Il timore e che tornino anche i suicidi: “Sono le stesse telefonate che riceve in questi giorni la mia segreteria, segnale di una disperazione montante. Ad inquietarmi ancor di più è l’impennata di richieste di aiuto rivolte tramite l’apposito numero verde al Centro Anti-suicidi del Veneto. Un servizio creato dalla Regione nel 2012 per fronteggiare i casi degli imprenditori che si toglievano la vita a causa della crisi economica. Con l’Unità di crisi della Regione del Veneto trattiamo quotidianamente le situazioni di imprese con migliaia di lavoratori, confrontandoci con imprenditori sempre più stanchi e sfiduciati”.

L’auspicio finale dell’assessore Donazzan è rivolto a Roma. Che come ha mostrato l’assurda vicenda del lockdown della montagna, decretato dal ministro della Salute Roberto Speranza a poche ore dalla riapertura degli impianti, al momento pare ancora cieca e sorda: “Mi auguro che il Governo Draghi realizzi in fretta la gravità della situazione economica. Perché senza lavoro non c’è vita, e nessuna vita è sacrificabile. Concetto che vale per gli anziani nelle case di riposo, per i malati negli ospedali e per gli imprenditori nelle loro aziende”.

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