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Il Corriere, le restrizioni e le indecenti fandonie dei giornali sui cittadini negazionisti

Il Corriere del Veneto per commentare le nuove restrizioni a causa del Covid, pubblica un articolo con questo titolo: “Treviso, il nuovo boom dei contagiati nella terra dei negazionisti”. All’interno tutta un’analisi in cui si crea un nesso tra l’aumento dei contagi in quella zona e il sostegno che l’indipendentismo veneto ha nel trevigiano. Storia di ciò che non ci si aspetterebbe di leggere su di un quotidiano prestigioso nel bel mezzo di una tragedia

La si può pensare come si vuole su questa pandemia e sulle conseguenze che essa ha scatenato, ma tutti saranno d’accordo nel riconoscere come questa abbia stravolto le nostre vite. Economie distrutte, esistenze sul lastrico, il dolore per le migliaia di morti. Proprio oggi l’Italia raggiunge il triste traguardo dei 100mila morti a causa del Covid. E nel Veneto l’indice di contagio ricomincia a salire. Tanto da costringere le autorità regionali a chiudere nuovamente le scuole nei distretti sanitari dell’Alta padovana, del Veneto orientale e di Asolo. Il Veneto trattiene quindi il respiro: la bestia non molla. E l’incubo pare non finire più. Ecco perché in una situazione di questo tipo l’articolo comparso oggi sul Corriere del Veneto risulta stupefacente. Titolo: “Treviso, il nuovo boom dei contagiati nella terra dei negazionisti”. Sì, non è uno scherzo di cattivo gusto: al Corriere, per commentare le nuove restrizioni ad Asolo, hanno proprio scritto un articolo così.

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Corriere del Veneto: “È un dato di fatto innegabile che l’area compresa tra Asolo, Castelfranco e Montebelluna sia in questo momento tra le più flagellate dai contagi. È altrettanto innegabile che la stessa area sia storicamente la culla dell’estremismo indipendentista”.

L’articolo è lì, in bella mostra oggi sull’homepage del Corriere del Veneto, edizione locale del prestigioso Corriere della Sera. Il “Focus”, viene definito con enfasi. A firmarlo, Silvia Madiotto. L’inizio dell’articolo fa ben capire sin da subito il tenore generale degli argomenti usati e il profondo spessore scientifico del prezioso “focus”: “È un dato di fatto innegabile che l’area geografica compresa tra Asolo, Castelfranco e Montebelluna sia in questo momento tra le più flagellate dai contagi al punto che le scuole saranno costrette a chiudere dall’11 marzo. È altrettanto innegabile che la stessa area, come quella dell’Alta Padovana, sia storicamente la culla dell’estremismo indipendentista, diventato nel tempo protesta no-vax e oggi risorto nel movimento no-mask. Nessuno è pronto a giurare che ci sia un collegamento diretto tra le due cose, ma la coincidenza è talmente sospetta da obbligare a una riflessione”. E avanti, con tesi mediche bislacche in attesa di conferma accompagnate dai dettagli dei risultati elettorali. Come appunto a voler creare un nesso tra malattia e ciò che votano a Treviso.

La logica del pezzo del Corriere sulle nuove restrizioni ad Asolo è tutta lì, cristallina nella sua deformità: gli indipendentisti veneti sono negazionisti del Covid; quindi a Treviso che sono indipendentisti si beccano molto di più il virus

Già, nessuno scienziato o medico sarebbe disposto a giurare che ci sia un collegamento tra l’indipendentismo veneto e la diffusione del Covid. Eppure al Corriere del Veneto invece sono disposti a scriverlo, usando il comodo passepartout dei negazionisti. E quel che è peggio, a pubblicarlo. Permettendo così ad un pregiudizio politico e privato di una semplice cronista di diventare offesa pubblica e pubblicata per tutti i Trevigiani e i cittadini di Asolo. Ma se in prima battuta un pezzo di questo tipo potrebbe apparire la semplice distrazione di un direttore, a cui sfugge un pezzo ai limiti dell’ingiuria per una popolazione già flagellata dalla pandemia, a ben vedere ci potrebbe essere dell’altro. Molto più malizioso. Anche perché la logica del pezzo è lì, cristallina nella sua deformità: gli indipendentisti veneti sono negazionisti; quindi a Treviso che sono indipendentisti si beccano molto di più il virus e le conseguenti restrizioni. Il “giusto così” è solo sottinteso.

Da tempo l’uso del termine «negazionismo» segnala un buttarla in vacca, e sarà sempre più così, perché il termine incoraggia l’indolenza, si presta ad accuse pigre

A descrivere bene quanto sia intellettualmente – e da un punto di vista argomentativo -cialtrona l’accusa di negazionismo, ci ha pensato bene il collettivo Wu Ming. Ovvero le attuali muse ispiratrici dell’intellighenzia di sinistra, non certo degli indipendentisti veneti: “Da tempo l’uso del termine «negazionismo» segnala un buttarla in vacca, e sarà sempre più così, perché il termine incoraggia l’indolenza, si presta ad accuse pigre. Quel che è più grave, il termine spinge verso la patologizzazione dei discorsi sgraditi e la psichiatrizzazione dell’avversario: se non sei d’accordo con me che la penso ‘come tutti’ allora ‘neghi la realtà’, e chi nega la realtà è un folle o un demente, e coi folli o i dementi non si può ragionare”. Perché non traslare quindi questo schema anche sugli indipendentisti e su quei trevigiani cattivi cattivi che li sostengono spiegando a tutti che proprio per questo si beccano il Covid? Sì, codesto è il livello. Se qualcuno da Treviso si sentisse offeso, libero di scriverlo al Corriere del Veneto. Però attenti che rischiate di finire nella prossima rubrica “Lettere dei negazionisti. Trevigiani e contagiati”.

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