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I Cavalli di San Marco e la loro folle corsa attraverso la storia – parte 2

stampa del ratto dei Cavalli di San Marco a Venezia da parte di Napoleone

La storia dei cavalli di bronzo simbolo della Basilica di San Marco, bottino della IV Crociata, rimasti a vegliare per seicento anni la Serenissima, dopo la sua fine lasciano Venezia per seguire Napoleone a Parigi

Come abbiamo raccontato nella prima parte della storia, i Cavalli di San Marco nascono in Grecia nel IV secolo avanti Cristo (o, almeno, così abbiamo stabilito). Circa otto secoli dopo arrivano a Costantinopoli, incarnando lo spirito imperiale all’ippodromo, cuore pulsante della città. La IV Crociata – ancora il numero quattro che ritorna nella storia dei quattro cavalli – li vedrà lasciare il padrone sconfitto per seguire i vincitori. Arrivano a Venezia intorno al 1206 per volontà del Doge Enrico Dandolo, che invece vedrà la sua vita terminare a Costantinopoli l’anno prima.

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La quadriga, dopo un riposo all’Arsenale, viene issata sulla facciata della Basilica di San Marco. Con sé porta l’alito dei secoli e lo spirito imperiale, che Venezia assume in una serie di successioni, che da Roma passa per Bisanzio per arrivare in Laguna. Dal palcoscenico marciano guidano la cavalcata della Repubblica. Ma la forza trainante della quadriga era destinata a manifestarsi ancora, una volta che la Serenissima vedesse il suo sole eclissarsi nelle acque della storia.

La Basilica di San Marco, il nuovo piedistallo imperiale dei “cavalli sfrenati”

Sulla facciata i cavalli vengono affiancati a due a due. Si guardano a coppie, ritrovando quella specularità che ne ha marchiato l’origine; le quattro statute infatti nascono da due stampi (due teste, due corpi) mischiati fra loro. Vengono inseriti all’interno delle arcate che caratterizzano la facciata e così vengono fotografati nel mosaico del portale di Sant’Alipio. Così saranno ammirati dal Petrarca e così resteranno fino al crollo della facciata a metà del Quattrocento. Dopo la ricostruzione, i cavalli escono allo scoperto. Perdono il riserbo dell’alcova di pietra e dimostrano di essere statue a tutto tondo. I cavalli si trovano a sporgere il muso sulla piazza antistante. Poi saranno arretrati in una posizione mediana, cristallizzandoli nella posizione attuale.

Quale che sia la loro posizione in facciata, ciò che non cambia è il rapporto di forze che vanno a incarnare. In alto, a simboleggiare il potere sulle cose terrene. Ieri sulla vasca dell’ippodromo di Costantinopoli, oggi sulla piazza dove si svolge la vita veneziana. Ieri come proiezione dell’Imperatore, oggi del Doge, che assiste alle cerimonie di piazza in alto, sotto la quadriga dorata. La Basilica di San Marco, piedistallo delle statue pagane, diventa il luogo del potere sia religioso che politico.

I cavalli erano un simbolo riconosciuto, ma non solo lungo il braccio di mare che da Bisanzio arrivava a Venezia. Chi ambiva a contrastare la Serenissima guardava negli occhi le statue del potere; fra tutti Genova, per il primato marinaro. Nel 1379 durante la guerra di Chioggia, Pietro Doria alla guida delle navi di San Giorgio lascia alle cronache la sua sottoscrizione: “non havrete mai pace si pri­mamente non mettemo le briglie a quelli vostri cavalli sfrenati che sono su la Reza del vostr’Evangelista San Marco”.

Napoleone e il ratto francese, i cavalli seguono il futuro Empereur

Non è quindi un caso che, una volta sconfitta la Repubblica di Venezia nel 1797, i Cavalli di San Marco seguano colui che diventerà un nuovo imperatore, questa volta parla francese e si chiama Napoleone. “Venezia possiede quattro cavalli di arte greca, che formerebbero a Parigi un monumento degno delle gesta di questi giorni tanto famosi negli annali del mondo”, questa la petizione francese che fece preferire come bottino la quadriga a dei quadri. La spoliazione prima della consegna della città all’Austria.

La quadriga viene scomposta, ciascun elemento caricato sopra un carro trainato da tre pariglie. Per un giorno l’animale totemico di San Marco non ha forma leonina ma equina. Cavalli issati su carri spinti da altri cavalli, davanti ai cavalli dei generali francesi. Poi la strada fino a Livorno e da qui il mare fino a Marsiglia e poi i fiumi fino a Parigi. Le statue viaggiano insieme ad altro bottino di guerra, su dieci battelli da novecento quintali l’uno. Percorrono il Rodano e la Saona, per raggiungere infine la Senna, scortate dal commissario Thouin.

A Parigi i cavalli sfilano accanto a bestie vive. Un caravan-serraglio animato e inanimato che suggella il trionfo della Repubblica francese. Ma gli animali veneziani vengono degradati ad ornamento. Il leone di San Marco che dominava il mare dalla Piazzetta, finisce ad abbellire una fontana nel mezzo della Spianata degli Invalidi. I cavalli si incastrano fra i pilastri della cancellata che chiudeva la corte delle Tuileries; ma la loro forza intrinseca ispira un basamento più degno. La loro proporzione diventa il metro per erigere un arco di trionfo al Carrousel e da qui assisteranno alla fine della parabola napoleonica.

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