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Le antiche rovine del Castello di Andraz

Un meraviglioso retaggio di un passato lontano, fatto di castelli incastonati tra i monti innevati, è il caso del Castello di Andraz, che ci racconta una storia antica e affascinante.

Il Castello di Andraz si trova in un luogo strategico per il controllo delle vie di comunicazione provenienti da ogni parte della valle, da lì poteva addirittura arrivare a controllare le vicine fortificazioni, come Solator a Selva di Cadore o Avoscan, controllando la strada che da Agordo arrivava in Pusteria.

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Il Rio Castello, che passa proprio dal Castello di Andraz, costituiva il confine tra il patriarcato di Aquileia e l’area tirolese, confine che rendeva il castello ancora più importante a livello strategico. Si comincia a trovare traccia del castello dopo l’anno Mille. Nel XIII secolo apparteneva alla famiglia Schoneck (Colbello), che lo ebbe in dono dal vescovo di Bressanone.

Il Castello di Andraz, una proprietà del Vescovi di Bressanone per secoli

Non cambiò propietario fino al 1416, quando il vescovo di Bressanone lo reclamò e lo tenne per sè, fino alla secolarizzazione imposta dal Trattato di Parigi del 1802. Eppure, anche da quella data, rimase nelle mani del vescovo che vi ospitò delle guarnigioni militari, al comando di un capitano.

L’ospite sicuramente più illustre della rocca fu Nicolò Cusano. Egli, essendo stato Vescovo di Bressanone, trascorse nella Rocca lunghi periodi, per salvaguardare la propria incolumità, nell’incanto dei monti bellunesi, tra il 1457 e il 1460.

La struttura e la bellezza di un castello incastonato in un panorama mozzafiato

Il castello è stato costruito con una straordinaria struttura concepita in funzione dello sperone roccioso su cui si basa. Potrebbe essere stato Corrado Stuck, dopo il 1350 ad aver voluto queste caratteristiche. Egli, infatti, alleatosi con i Veneziani, dovette fuggire.

L’interno è caratterizzato da piani sovrapposti che sfruttano l’inclinazione e la forma del masso su cui poggia. L’accesso alla rocca è garantito da una scala esterna, in legno, che si isolava, in caso di pericolo, con un ponte levatoio. Ogni dettaglio, insomma, era studiata per sfruttare al meglio il territorio e renderle la rocca imprendibile.

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