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Cangrande di Verona venne assassinato? La risposta dall’esame del suo DNA

Gli specialisti del “Join Project” del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, diretto dal professor Massimo Delledonne, cercano di svelare il più importante segreto di Verona. Cangrande venne assassinato? La risposta dall’esame del suo DNA

“Cangrande della Scala, il Principe che accolse Dante a Verona, fu vittima di un assassinio per avvelenamento o morì per una patologia cardiovascolare forse non ben curata? L’interrogativo pesa da sempre sul Signore di Verona”, afferma Federico Sboarina, Sindaco della città scaligera. Il Sindaco annuncia che “le Celebrazioni veronesi del settimo Centenario Dantesco offriranno il giusto contesto per chiarire questo, che è uno dei misteri della storia della Città”. La risposta ora dall’esame del suo DNA

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L’analisi del DNA di Cangrande di Verona costituisce una fonte di informazioni non tradizionale, ma oggettiva. Che integrerà le informazioni scientifiche già raccolte nel 2004 sulla mummia

“La ricostruzione della vita e della figura di Cangrande – ricorda l’Assessore alla Cultura Francesca Briani – si è sinora basata principalmente su fonti storiche indirette poiché gli archivi della famiglia scaligera veronese sono stati distrutti. Questo ha costretto gli storici a ricavare informazioni da fonti che potevano essere viziate da scopi di propaganda. O che, al contrario, avevano carattere dispregiativo. In questo contesto, l’analisi del DNA di Cangrande di Verona costituisce una fonte di informazioni non tradizionale, ma oggettiva. Che integrerà le informazioni scientifiche già raccolte nel 2004 sulla mummia. E affiancherà le fonti tradizionali, come le cronache narrative, letterarie e artistiche, supportando così ricostruzioni accurate”.

“Le informazioni su potenziali varianti genetiche che inficiavano la salute di Cangrande potrebbero far luce sulla controversia relativa alla sua morte”. Ad affermarlo sono gli specialisti del “Join Project” del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, diretto dal professor Massimo Delledonne.

Il 12 febbraio 2004 la mummia di Cangrande venne esumata e sottoposta a specifiche indagini scientifiche da una selezionata equipe multidisciplinare

Il progetto “Il genoma di Cangrande della Scala: il DNA come fonte storica” è nato dalla stretta collaborazione tra l’Ateneo Veronese e il Comune di Verona, Musei Civici, Museo Storia Naturale e Museo di Castelvecchio. La Direttrice dei musei Francesca Rossi ricorda come “il percorso di questa indagine venga da lontano. Esattamente dal 12 febbraio 2004 quando la mummia di Cangrande venne esumata e sottoposta a specifiche indagini scientifiche da una selezionata equipe multidisciplinare. Alcuni materiali biologici prelevati (in particolare il fegato e alcune ossa) per gli studi studi autoptici di allora, furono poi depositati al Museo di Storia Naturale a disposizione dei ricercatori”. Mentre la mummia naturale del Principe venne risposta nell’arca, due giorni dopo cioè il 14 febbraio.

Le innovative tecnologie di sequenziamento hanno reso possibile la ricostruzione della sequenza genetica (DNA) di Cangrande. “Tali metodiche, ora implementate anche per studi antropologici ed archeologici, sono state sfruttate al fine di studiare nel dettaglio l’informazione contenuta all’interno del DNA di questo personaggio storico. Focalizzando la ricerca su potenziali fattori di rischio per la sua salute che potrebbero averne causato la morte” evidenziano i ricercatori.

Il sequenziamento del DNA è avvenuto con lo strumento più potente oggi disponibile, l’Illuminal NovaSeq 6000

Il Laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenetica dell’Università di Firenze si è occupato dell’estrazione del DNA antico dall’osso. Questo utilizzando una procedura ottimizzata a preservarne la qualità. Il DNA è stato in seguito inviato al Laboratorio di Genomica Funzionale dell’Università degli Studi di Verona per il processo di arricchimento del DNA codificante (i geni). Ed il successivo sequenziamento con lo strumento più potente oggi disponibile, l’Illuminal NovaSeq 6000.

“Lo studio – sottolinea il prof. Delledonne – si pone come un “Proof-Of-Concept” ed una pietra miliare per l’implementazione di tecnologie genomiche avanzate per indagini storiche recenti, per interpretare e migliorare ulteriormente la conoscenza storica della nostra città e del nostro paese”.

La redazione

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