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25 aprile 1912 – 2022: i 110 anni del (nuovo) campanile di San Marco

campanile san marco

Centodieci anni fa, il 25 aprile 1912, veniva inaugurato il campanile di San Marco ricostruito. Era completamente crollato dieci anni prima

Centodieci anni fa, il 25 aprile 1912, dopo un restauro durato 10 anni esatti fu inaugurato il nuovo campanile di San Marco, ristrutturato dopo il crollo del 14 luglio 1902. La ricostruzione del campanile fu deliberata d’urgenza dal consiglio comunale la sera stessa del crollo, stanziando 500.000 lire per contribuire ai lavori.

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Durante la primavera del 1902, dopo alcuni interventi sul paramento murario esterno, effettuati in maniera improvvisa e a insaputa del Proto della Basilica di San Marco, si manifestarono segnali preoccupanti. Questo sotto forma di screpolature e di una fenditura sul lato settentrionale che andò via via allargandosi. La causa del progressivo cedimento della struttura fu in realtà la rimozione all’interno del campanile degli ancoraggi in ferro, allo scopo di realizzarvi un ascensore.

La mattina di lunedì 14 luglio, alle 9:47, il campanile crollò

Alcuni sopralluoghi tecnici esclusero la presenza di problemi strutturali seri. Tuttavia, il 12 luglio furono rilevate le rotture di numerosi “vetrini spia” (usati un tempo per controllare l’evoluzione delle crepe nei muri, oggi sostituiti dai fessurimetri) e una copiosa caduta di calcinacci. La sera del 13 luglio fu interrotto poco prima dell’inizio, tra il malumore della folla, un concerto della banda del 18º Reggimento di fanteria che avrebbe dovuto tenersi nella piazza. Infine, la mattina di lunedì 14 luglio, alle 9:47 (altre fonti indicano le 9:52 come ora del crollo), il campanile crollò.

«La terra traballa, si eleva una gigantesca nube di polvere e in essa si inabissa l’angelo d’oro…»

«La fenditura sul fianco del colosso si apre spaventosamente. Lo specchio che fronteggia la Basilica si piega squarciandosi. E mentre la folla lancia un urlo prolungato e si diffonde un cupo rumore di rovine e di schianti, l’enorme pinnacolo della cella campanaria dondola con due o tre lenti movimenti da destra a sinistra e da sinistra a destra. Torcendo gli archi che lo reggono e spezzandoli. Il colosso si accascia su se stesso e cede. Cede insaccandosi. La terra traballa. Si eleva una gigantesca nube di polvere e in essa si inabissa l’angelo d’oro…»

La polvere si rovescia ovunque, come la cenere di un’eruzione vulcanica. E acceca la gente terrorizzata che si disperde spezzando i vetri dei negozi in una fuga pazza. Poco prima, alle 9:30, una squadra di tecnici aveva appoggiato una scala per dei controlli e aveva dovuto fuggire precipitosamente riuscendo a fare sgomberare l’area circostante.

Nella serata il consiglio comunale, riunito d’urgenza, ne deliberò la ricostruzione, stanziando 500 000 lire per contribuire ai lavori

Non ci furono vittime tranne il gatto del custode e, vista la posizione della costruzione, i danni furono relativamente limitati. Vennero distrutte completamente la loggetta alla base del campanile e un angolo della libreria del Sansovino. La “pietra del bando”, un tozzo tronco di colonna in porfido, su cui al tempo della repubblica venivano bandite le leggi, protesse dalle macerie l’angolo della basilica di San Marco, salvandola dal crollo.

Le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni

Nella serata il consiglio comunale, riunito d’urgenza, ne deliberò la ricostruzione, stanziando 500 000 lire per contribuire ai lavori. Il sindaco Filippo Grimani, durante il discorso in occasione della posa della prima pietra, il 25 aprile 1903, pronunziò più volte la famosa frase, che diventerà il motto di questa ricostruzione:

«Come era, dove era.»

I lavori, su progetto di Luca Beltrami, che videro tra l’altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912; le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni.

La redazione

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