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Veneto: con il green pass prime cause e aumenti fiscali per gli autisti

Dopo l’introduzione del green pass due aziende di trasporti del Veneto, la ATV e la MOM, hanno aumentato le visite Inps per i lavoratori in malattia

Da quando è scattato l’obbligo del Green Pass il mondo del lavoro è nel caos, milioni lavoratori sono costretti a non ricevere lo stipendio, e questa ormai è cosa nota. Ad aggravare la situazione, la malafede e aizzare gli animi ci si mette l’Inps che ha iniziato ad aumentare i controlli e le visite fiscali proprio in questo periodo.

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Perché il pass serve anche per stare a casa in malattia, ovviamente, almeno per Atv e Mon, le aziende dei trasporti pubblici che hanno richiesto questi controlli supplementari. Nella giornata di lunedì 18 ottobre pare si sia registrato un aumento dei certificati di malattia, tanto da determinare un sovraccarico del sistema, motivo per cui sarebbero partite, a sentire le aziende, le visite di controllo.

Un vero e proprio piano per aumentare le visite di controllo automatiche da parte dei medici dell’inps

Il direttore dell’Inps Veneto, Antonio Pone, ha annunciato; «Sul tavolo c’è l’estensione delle convenzioni con i nostri medici per aumentare il numero di visite fiscali automatiche». Ad oggi, invece, sono richieste dal datore di lavoro con costi non indifferenti. (Tanto da far fare al datore di lavoro il ragionamento che costa di più il controllo rispetto al pagare il tampone al dipendente non vaccinato e farlo lavorare).

A fare le spese di tutto questo è la dignità del lavoratore, che viene automaticamente considerato in malafede, oltre che costretto a casa per via della mancanza del Green Pass. Invece sono molto contenti gli enti preposti, oltre che alle imprese, che possono così vessare il dipendente.

Confindustria Veneto commenta così la norma: «Il fatto che si cerchi di implementare le visite di controllo automatiche è una buona notizia in sé. Le imprese si fidano dei medici di base e confidano nella loro capacità di saper distinguere in maniera corretta chi sta realmente male da chi cerca invece di aggirare le regole. Partendo da questo presupposto di fondo; non ha senso parlare di “convenienza” da parte di alcuni datori di lavoro a pagare i tamponi piuttosto che fare le visite fiscali. Riteniamo che mantenere la strada della fermezza, sull’obbligo del green pass, sia la cosa più giusta da fare anche perché la “gratuità” dei tamponi non può costituire una discriminazione al contrario».

Le aziende dei trasporti hanno adottato una linea durissima verso i dipendenti senza Green Pass in malattia, mandando un controllo a casa

Le aziende dei trasporti sono quelle che hanno adottato una linea durissima contro i dipendenti in malattia. In particolare la veronese ATV e la trevigiana MOM, che hanno diramato un comunicato in cui l’inps stesso chiede di segnalare chi è in malattia dal 15 ottobre o usufruisce della 104 da quel giorno. Questi lavoratori oltre al certificato medico dovranno esibire il Green Pass, pena la perdita della malattia pagata.

Giusto per rincarare un po’ la dose, il presidente di MOM, Giacomo Colladon ha annunciato una richiesta danni nei confronti degli autisti sprovvisti di Green Pass. Non tanto diverso il suo omologo di ATV, Massimo Bettarello, che si esprime in questi termini; «Abbiamo fatto presente ai dipendenti che se gli enti affidatari del servizio ci chiederanno i danni per le corse saltate, gli stessi danni saranno poi richiesti a loro».

Ma siccome le visite di controllo sono la vera spesa in questione, la proposta di Unioncamere, portata avanti dal suo presidente, Mario Pozza, aggiunge un nuovo tassello al puzzle: «(Le visite ndr) sono sempre un costo. Il governo, a questo punto, dovrebbe addebitare al lavoratore infedele “pizzicato” fuori casa durante la malattia, anche la parcella della visita».

La pietra dello scandalo sarebbero i certificati medici sospetti, aumentati proprio in concomitanza con l’entrata in vigore dell’obbligo del Green Pass

I dati diffusi dall’Inps parlano di un forte aumento dei certificati di malattia, che vengono automaticamente considerati sospetti, ecco perché sono partite le visite inps. Nel dettaglio, a Chioggia con Actv, si sono registrati picchi del 52 e del 78%, ad Agordo, in Luxottica, del 14 e del 50% in più. Mentre a Venezia del 31 e del 42%.

I direttore dell’Inps veneto, Antonio Pone spiega; «Francamente, in nome del tessuto manifatturiero diverso dai conglomerati urbani ancora molto segnati dallo smart working delle grandi città come Milano mi sarei aspettato numeri più bassi in Veneto. Da qui si parte, il fenomeno dei certificati di malattia sarà monitorato attentamente. Non appena si avrà la certezza che non si tratta di una fiammata iniziale, magari di protesta, si dovrà correre ai ripari. Il limite non è tanto il costo delle visite chieste dalle aziende quanto le risorse. Attualmente abbiamo in servizio una media di 15 medici a provincia. Segnalo un’ultima cosa: non diamo la croce addosso ai medici. Per certificati medici brevi i sintomi come l’emicrania non sono verificabili. In casi di medici compiacenti abbiamo segnalato direttamente agli Ordini professionali».

Più che controllare che il lavoratore sia effettivamente malato sembra che qui ci sia una volontà di scovare chi non ha il Green Pass; lo si evince dalle dichiarazioni di chi si preoccupa anche da tutti quei lavoratori che, ad esempio, si sono messi in ferie.Roberto Boschetto di Confartigianato dice, ad esempio: «C’è chi si mette in ferie fino a fine novembre e chi si licenzia ma le agenzie interinale non hanno sostituti formati da darci». Nessuno aveva pensato a questo problema? Di mancanza di manodopera qualificata? O degli scossoni che avrebbe avuto il mondo del lavoro?

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