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Gli angeli del Nordest salvano il monastero serbo di Decani

Diplomatici e soldati uniti per la salvaguardia del patrimonio artistico dell’importantissimo monastero serbo di Decani

Un’impresa degna di nota: la salvaguardia di un’opera incredibile. Sono diplomatici e militari gli uomini del Nordest che si sono adoperati per salvare il monastero serbo di Decani, che custodisce il più grande dipinto mai realizzato dai bizantini nei Balcani.

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Nel cuore del Kosovo, venticinque monaci serbi del monastero di Decani riescono a malapena a recitare le lodi, allo spuntar del sole. Non solo, continuare la giornata scandita dal ritmo della preghiera. Può sembrare normale, ma bisogna considerare che tutto intorno vige un clima di intolleranza e insofferenza.

C’è chi ancora oggi vorrebbe incendiare il monastero e ogni memoria serba

Ma il monastero di Decani resiste. Si tratta dell’unico sito tutelato dall’Unesco, perché racchiude il più grande affresco mai dipinto dai Bizantini nei Balcani. A difenderlo strenuamente, poi, sono proprio degli italiani, tutti provenienti dal Nordest.

Giorno dopo giorno presidiano, pattugliano e ispezionano l’antichissimo sito. Si tratta di generali, diplomatici e alti funzionari. Si distinguono per l’appartenere tutti alle terre del Nordest, ma anche per l’unità e la determinazione che li caratterizza. Difendono Decani e i frati serbi da tutti coloro che vorrebbero spazzarli via.

La foto che racconta come tutto è cambiato in un attimo: le ruspe andavano fermate

C’è una foto, scattata nel 2020, che racconta perfettamente come sono andate le cose in questo sfortunato angolo di mondo. Nicola Orlando (trevigiano), l’allora ambasciatore italiano a Pristina è ritratto seduto a un tavolo del monastero assieme ai frati serbi e al comandante delle forze Nato in Kosovo, il generale Michele Risi ( triestino).

Fu a quel tavolo che decisero di impedire al sindaco albanese del luogo di bloccare le ruspe che erano ormai pronte a distruggere il monastero, impedendo anche che i kosovari abbattessero i pini e asfaltassero i dintorni del monastero.

La voglia di vendetta passa anche attraverso la distruzione del monastero serbo di Decani

Fu una lunga mediazione, fa una parte i combattenti dell’Uck che fin dalla fine della guerra del Kosovo, nel 1999 vogliono vendicarsi delle pulizie etniche serbe e hanno già distrutto 130 chiese e perseguitano i 60mila cristiani della regione. DDall’altra la comunità internazionale, che vuole preservare il valore storico di quei luoghi.

Mario Cacciari riassume così la sua posizione: «A Decani, ci sono bellezze assolute. Un’arte che arriva fino a Venezia e alla nostra storia. Lo capiremo o no che, su questi affreschi, sono in ballo le nostre radici d’europei? Se l’Occidente lascia distruggere un posto come Decani, è come se accettasse di far saltare San Marco a Venezia!».

Un libro di Andrea Angeli per raccontare “L’assedio invisibile” del monastero

Su questa vicenda è da poco uscito un libro, di Andrea Angeli: “L’assedio invisibile”. Un modo per raccontare una realtà ancora troppo poco conosciuta. Toni Capuozzo, nella prefazione scrive: «Non se n’è saputo molto, in un’Italia alle prese con tanti problemi. È il destino delle buone notizie, quelle che mostrano un sistema Italia che funziona lontano da casa. Per fortuna qualcuno ce l’ha raccontato».

Andrea Angeli ha attraversato le più drammatiche crisi dei Balcani negli ultimi anni, e non solo, il suo lavoro lo ha portato da Timor Est alla Macedonia, dal Cile alla Namibia, dall’Iraq di Saddam all’Afghanistan talebano. Persino a Nassyria in quel drammatico 12 novembre.

Ma il monastero serbo di Decani l’ha appassionato più di ogni altra cosa. La nascita di questa piccola missione di pace, che resiste ormai da vent’anni e cerca di salvaguardare questo piccolo ma importantissimo luogo, di storia, arte e preghiera.

Elisa Filomena Croce

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