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24 Maggio, la notte in cui il Piave giurò: «Non passa lo straniero»

24 maggio anniversario del Piave
24 maggio anniversario del Piave

Il 24 maggio del 1915: l’Italia entra in guerra contro gli Imperi Centrali. Un conflitto immane. Un tributo enorme in termini di vite umane. Eppure sono in molti gli storici a considerare il primo conflitto mondiale come l’ultima guerra risorgimentale. Con la nostra vittoria giunse infatti a completamento il sogno dei nostri nonni di un’Italia libera dagli stranieri e finalmente unita. La storia del celebre inno “La leggenda del Piave” racconta il sacrificio dei nostri 650.000 soldati caduti. Dall’inizio delle ostilità sino alla vittoria, passando per Caporetto

’Il Piave mormorava/ calmo e placido al passaggio/ dei primi fanti il 24 maggio/ l’esercito marciava per raggiunger la frontiera/ per far contro il nemico una barriera’’.

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È l’inno più amato e conosciuto, l’hanno cantato i nostri nonni in trincea, vicino a una bottiglia di grappa, ricordando questo 24 maggio l’anniversario del Piave, quel giorno in cui tanti giovani sono stati chiamati alle armi e le montagne venete, dal Grappa all’Ortigara, si sono riempite di trincee e valore.

Quello che però molti non sanno è come nacque questa canzone divenuta iconica, che ha saputo resistere alla prova del tempo. Ebbene, anche la sua composizione ha una storia alquanto particolare. La scrisse, in una notte d’insonnie E.A.Mario, nome d’arte di Giovanni Ermete Gaeta, quando la guerra ormai era quasi finita, il 24 giugno 1918.

Armando Diaz scrisse all’autore: «Mario, la vostra “Leggenda del Piave” al fronte è più di un generale!».

Si sa quanto potere può avere una canzone, nell’animo dei soldati. E quella, lo ebbe ancor più di altri. La situazione al fronte era delicata, nel giugno del 1918. Era il momento di reagire, il momento di non arrendersi e dare la scoccata finale. In più, il Piave aveva travolto gli austriaci con la sua piena. Questo era stato visto come un presagio, un segno nonché un ricordo di quel 24 maggio in cui i soldati italiani avevano attraversato il Piave per la prima volta.

La canzone parla proprio di questo, di riscatto e rivalsa. Si parla anche del momento più buio della guerra, Caporetto, quando tutto sembrava perduto, dei tanti morti che hanno tinto di rosso le sue acque le sue acque e dei profughi che hanno dovuto lasciare le loro case, come i tanti paesi ai piedi del fronte che sono stati sfollati per la loro sicurezza. Ma ormai, non è che un ricordo, l’esortazione che il fiume fa ai soldati è chiara: «Indietro va’, straniero».

E.A.Mario si accorse del successo ottenuto dalla sua canzone, quando sentì intonare da alcuni soldati in licenza per le strade di Napoli

E.A.Mario era figlio di un barbiere napoletano, e aveva già composto diverse canzoni di guerra e non solo. Dunque non poteva immaginare che una in particolare “La leggenda del Piave” sarebbe diventata immortale. Non sarebbe dovuto andare al fronte, perché quarto figlio di madre vedova, ma voleva comunque fare la sua parte per il Paese. Così si dedicò ai treni postali, che recapitavano lettere in trincea ai soldati che combattevano, portando loro il conforto della famiglia e dei loro cari.

Con sé portò anche la “Leggenda del Piave” scritta su alcuni volantini, che distribuì al fronte, dove riuscì anche a cantarla insieme a un amico cantante di varietà che era arruolato nei bersaglieri. E la canzone di diffuse così in fretta tra i soldati, cantata di trincea in trincea, di battaglione in battaglione, da giungere fino a noi e diventare immortale.

Tre anni dopo, “La leggenda del Piave” suonò anche in onore del Milite Ignoto, nell’Altare della Patria, a Roma

Quella che era nata come una semplice canzone in ricordo della guerra, che voleva essere l’incitamento di un singolo ai soldati al fronte, divenne molto di più. Durante le solenni cerimonie per la tumulazione del Milite Ignoto, i Carabinieri la intonarono, alla presenza delle più alte cariche dello stato, che invece non la conoscevano, non essendo stati al fronte.

Il re Vittorio Emanuele III ne rimase così colpito da voler conoscere personalmente il suo autore. E. A. Mario fu cercato in lungo in largo e convocato al Quirinale in tutta fretta. Qui, il re in persona gli consegnò le insegne di Commendatore della Corona d’Italia. Dal canto suo, Mario, si sarebbe accontentato di molto meno. Tanto che egli sperava di ricevere molto più semplicemente… un orologio.

24 Maggio anniversario del Piave. Quando sulle montagne del Veneto si combatteva e si moriva per l’Italia

Quello che resta, in questo 24 maggio, è il ricordo di tanti giovani ragazzi che sulle montagne del Veneto, e non solo, hanno combattuto, con fierezza e orgoglio per la propria terra. Vogliamo ricordarli mentre la sera, brindano con un buon bicchiere di grappa e intonano una canzone: «Sicure l’Alpi, libere le sponde / E tacque il Piave: “Si placaron le onde” / Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi /La Pace non trovò né oppressi, né stranieri».

Elisa Filomena Croce

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